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martedì 16 luglio 2019

Attualità martedì 01 novembre 2016 ore 17:29

Gli agenti dell'alluvione, medaglia d'oro

C'erano anche i poliziotti a lavorare a Firenze fin dalle prime ore del 4 novembre 1966 per aiutare i fiorentini invasi dall'acqua e dal fango



FIRENZE — Un lavoro che valse al Corpo, come ricorda ''Polizia moderna'' nel 50 anniversario dell'alluvione, la ''medaglia d'oro al valor civile''. Tra loro c'era Francesco Leonardi, uscito dalla caserma, invece di smontare, insieme al suo collega si mise in marcia verso Firenze a mezzanotte e mezzo. Proprio a quell'ora l'Arno aveva iniziato a esondare in quella zona. Leonardi ricorda che inzuppati e infangati aiutarono una famiglia rimasta bloccata in un casolare e poi andarono al casello di Signa per bloccare il traffico, mentre l'acqua saliva sempre di più. 

Anche Pietro Deidda, nella notte era in servizio in questura, quando arrivò l'allarme fu inviato a "soccorrere le popolazioni del Galluzzo e di Badia a Settimo con gli zatteroni. In questura riuscì ad arrivare, non senza difficoltà, Augusta Bertaccini Sere che a Polizia Moderna ricorda come trovò il cortile pieno di gente che chiedeva notizie e aiuto.

Un lavoro diverso, nei giorni dell'alluvione di Firenze del 1966, toccò a Silvano Fabbri, in servizio alla polfer. Lui doveva instradare i tanti giovani che arrivavano alla stazione per aiutare, erano gli angeli del fango.

"Temprato da un secolare retaggio di valori, il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza - si legge nella motivazione della medaglia d'oro - impegnava ogni sua energia per fronteggiare le funeste conseguenze di una eccezionale e vasta ondata di alluvioni, sempre presente con uomini e mezzi ovunque l''ardita opera di soccorso potesse restituire tranquillità e fiducia alle popolazioni colpite. Con il loro spirito di sacrificio e di abnegazione, spinto spesso fino all'eroismo, con l'immediatezza e l'efficacia degli interventi volti a salvare vite umane e sbloccare centri isolati ed a recuperare ingenti beni, gli appartenenti al Corpo suscitavano profonda ammirazione guadagnandosi ancora una volta, per la serena alta coscienza del dovere, la gratitudine unanime della Nazione".



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