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Cronaca giovedì 25 maggio 2017 ore 16:45

"Siamo professionisti, lasciateci fare la rapina"

La banda ha colpito in almeno sette banche di Toscana e Veneto. Agivano a volto scoperto e senza armi. Sei persone sono state arrestate dalla polizia



FIRENZE — “Andiamo a fare un giro in montagna” era il messaggio in codice che indicava una rapina in banca imminente. Sei malviventi siciliani sono stati arrestati dalla polizia perché accusati di aver messo a segno almeno sette colpi tra Toscana e Veneto, da giugno a dicembre 2016.

Il modus operandi era consolidato: arrivavano in auto dalla Sicilia, soggiornavano da parenti e facevano sopralluoghi prima di colpire. Appena entrati in banca spiegavano a dipendenti e clienti di essere dei professionisti, invitando i presenti a restare calmi. Agivano a volto scoperto e senza armi, ungendosi le mani con colla per non lasciare tracce. Chiudevano dipendenti e clienti in altre stanze e ripulivano le casse. Poi tornavano al sud viaggiando su pullman. In un caso hanno rubato una bottiglia di champagne che era sulla scrivania del direttore.

Il capo della squadra mobile di Firenze Giacinto Profazio ha sottolineato che si tratta di "una banda di trasfertisti". I malviventi avevano accumulato un bottino di 300mila euro, 90mila sono stati recuperati dalla polizia. Tra rapine tentate e andate a segno tre sono state compiute a Firenze, una a Sesto Fiorentino, una a Venezia, una a Mestre e una a Verona.

Dei sei arrestati, tre sono finiti in carcere perché colti in flagrante lo scorso dicembre in Veneto e altri tre sono ai domiciliari mentre un settimo componente è latitante. Gli inquirenti non escludono che la banda abbia compiuto altri colpi. Dopo l'arresto avvenuto in Veneto a uno dei rapinatori venne chiesto quanti soldi fossero quelli rubati. Il malvivente soppesò con le mani le banconote rubate: "80mila euro" disse. La stima era esatta: dal conteggio ne risultarono 81mila.

Le indagini sono state coordinate dal pm Fedele La Terza e sono iniziate nel giugno del 2016 dopo una rapina a una filiale Carismi di Firenze. In quel caso furono sottratti 130mila euro. 


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