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Attualità lunedì 29 giugno 2020 ore 19:15

In Toscana aborto farmacologico anche in ambulatorio

Lo ha deciso la giunta regionale. La somministrazione avverrà nei poliambulatori pubblici collegati con gli ospedali. Come funziona tutta la procedura



FIRENZE — La Toscana è stata la prima Regione italiana a prevedere l'aborto farmacologico entro i primi 90 giorni di gravidanza attraverso la somministrazione della pillola Ru486 (da non confondere con la pillola del giorno dopo). Ora è la prima a prevederne l'attuazione anche negli ambulatori pubblici adeguatamente attrezzati e collegati con gli ospedali. Il tutto a poche settimane dalla decisione della Regione Umbria di prevedere per la stessa prestazione almeno 3 giorni di ricovero ospedaliero.

Lo novità è inserita in una delibera approvata dalla giunta nella seduta di oggi. All'interno ci sono le raccomandazioni aggiornate relative alla procedura, la definizione del ruolo dei consulatori e un protocollo operativo.

"La Toscana sarà la prima Regione a prevedere la somministrazione della Ru486 al di fuori dell'ospedale, in ambulatori specializzati e autorizzati a farlo - sottolinea il presidente Enrico Rossi - E' un passo avanti importante per estendere ulteriormente un'appropriata prestazione sanitaria, in linea con la nostra storica impostazione. Per noi sono determinanti la sicurezza e il controllo sanitario ed è per questo che gli ambulatori autorizzati saranno in stretto legame con l'ospedale per ogni eventualità. E' completamente inutile far soffrire le donne più di quanto non debbano già fare. Complicare e burocratizzare ulteriormente questo passaggio servirebbe solo a colpevolizzarle e punirle".

METODO FARMACOLOGICO

Il metodo farmacologico per l'interruzione volontaria di gravidanza prevede l'uso di una dose di mifepristone, seguita da una o più dosi di prostaglandine. Lo schema di trattamento di riferimento è quello approvato da FDA (Food and Drug Administration) e AIFA (Agenzia italiana del farmaco). L'aborto farmacologico è considerato dall'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, un metodo sicuro ed efficace.

LA PROCEDURA

La donna si deve presentare in una delle sedi autorizzate a praticare l'interruzione volontaria di gravidanza con una richiesta rilasciata dal medico del consultorio, dal medico di famiglia o da un altro medico di fiducia. In quella sede le dovranno essere fornite tutte le informazioni necessarie e dovrà essere acquisito il suo consenso informato.

Le strutture sanitarie dove può essere svolta l'accettazione sono quelle autorizzate dalla legge 194, compresi i poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali e autorizzati dalla Regione, in possesso dei requisiti specifici previsti dalla normativa, nonché i consultori definiti "principali", in collegamento funzionale con l'ospedale di riferimento.

Il primo intervento è l'assunzione di mifepristone. Dopo la somministrazione del farmaco, la donna dovrà restare all'interno del presidio; dopo la rivalutazione medica in giornata potrà tornare a casa. Le verrà fornito il numero di telefono del consultorio e quello del medico di guardia del presidio ospedaliero. E verrà programmata la visita successiva.

Il secondo intervento avviene 48 ore dopo il  primo, nella stessa struttura del primo intervento. Dopo la valutazione dell'evoluzione del caso, alla donna viene somministrato misopristolo. Dopo un periodo di osservazione, viene programmato il terzo accesso di controllo.

Questo controllo avviene dopo circa 14 giorni dal secondo intervento dopo di che viene prenotato un controllo successivo dopo un altro mese. In caso di mancato aborto o aborto incompleto, viene attivata la procedura chirurgica nel presidio ospedaliero di riferimento.

Dopo la chiusura della cartella, alla donna vengono esposte con particolare cura le modalità di contraccezione, per prevenire ulteriori interruzioni di gravidanza. Tutte le possibili metodiche devono essere illustrate in maniera chiara, mettendo in evidenza indicazioni e controindicazioni, differenze, vantaggi, possibili effetti collaterali di ciascuna metodica; evidenziando i rischi, fisici e psicologici, del ricorso ad aborti ripetuti.

La tariffa di questa prestazione è di 500 euro e la donna non deve pagare niente perchè il costo è completamente a carico del Servizio sanitario pubblico, è di 500 euro. La cifra include il costo del farmaco e l'intero percorso assistenziale.



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