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sabato 07 dicembre 2019

Attualità sabato 29 ottobre 2016 ore 18:00

Il Pd scende in piazza per il Sì

Il segretario del Pd e presidente del Consiglio Matteo Renzi alla manifestazione del Sì. “Questa è Piazza del Popolo, non dei populismi"



ROMA — Sulle note di ''O Sole Mio", il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è salito sul palco della manifestazione Pd "La piazza è del popolo. Sì a un'Italia più forte, sì a un'Europa più giusta", a Roma in Piazza del Popolo per l'intervento conclusivo. In piazza migliaia di sostenitori con le bandiere del partito democratico, presente anche Gianni Cuperlo della minoranza del Pd, i ministri Pinotti e Boschi e tanti sostenitori anche dalla Toscana, circa 4.000, partiti questa mattina con pullman e un treno speciale.

“Questa è Piazza del Popolo, non dei populismi". Con queste parole Matteo Renzi inizia il suo discorso alla manifestazione per il Sì al Referendum costituzionale del 4 dicembre. "Il nostro destino è cambiare l’Italia, non litigare al nostro interno. Il nostro destino è cambiare destini nostri figli nipoti”.

"Quanto è bello tornare ad abbracciarsi in piazza. Il nostro destino non è litigare al nostro interno ma cambiare l'Italia". E' il messaggio di Matteo Renzi dal palco della manifestazione del piazza del Popolo a Roma per il Sì al referendum. 

Poi il premier è passato al tema Italicum: "Non abbiamo aperto ma spalancato le porte". "Ora - ha detto Matteo Renzi - non si usi la legge elettorale come alibi perché siamo pronti a cambiarla. Il punto non è più questo ma è se vogliamo continuare a guardare soltanto la nostra storia o ci va di parlare finalmente del futuro del Paese". "Tocca a noi - dice ancora - decidere se costruire il futuro o fare come quando passa il treno e non si sale: per paura, per pigrizia, per ritardo. Noi ci dobbiamo salire sul treno e guidarlo".

Renzi non risparmia stoccate alla 'vecchia guardia' Dem: "Perchè si dice di No? Perché non l'ho pensata io, sostiene la vecchia guardia che dice 'se la scrivevamo noi sarebbe stata meglio', può darsi, il punto è che non l'hanno scritta, l'hanno discussa, contestata, chiacchierata, digerita e poi si sono dimenticati di scriverla. Il fatto che voi avete fallito non vuol dire che dovete far fallire noi".

Poi il segretario del Pd spiega ai militanti come affrontare questo ultimo mese prima del referendum costituzionale: "Trentasei giorni mancano da qui al referendum. Faremo sms tavolini in piazza volantini dibattiti sui social. Tutto bello. Voglio farvi una proposta. In questo momento di odio sui social e di violenza verbale vi propongo una sfida curiosa: il Pd provi a portare le sue idee, ma costruisca una comunità in Italia. Non accettiamo di diventare solo codici fiscali. Vi propongo di essere donne e uomini che fanno politica, non dentro i circoli, non chiusi a chiave dentro i nostri equilibri interni. Ma di spalancare le finestre all'Italia. I giovani devono esserci nelle Università. Basta con le liti interne".

"In questi mesi abbiamo avuto discussioni, qualche litigio di troppo, come sono belle le riunioni in streaming ma quanto è bello tornare ad abbracciarsi in piazza. Il nostro destino non è litigare nostro interno ma cambiare l'Italia. E farlo adesso!".

Poi l'appello ai giovani dem: "Andate nelle università, nelle aule" a convincere del Sì al referendum. Matteo Renzi, in piazza del Popolo a Roma, lancia un appello ai giovani perché tornino alla politica attiva. "L''idea che i giovani siano contro la riforma, da cosa deriva? Abbiamo bisogno di smettere con lo sguardo rivolto sul nostro ombelico, ai nostri minimi chiacchiericci interni e guardare al Paese", dice in un altro passaggio.



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