Attualità Domenica 11 Gennaio 2026 ore 17:32
Sulle tracce del roditore sentinella del clima

Una indagine condotta da tecnici faunistici sulle Alpi Apuane ha permesso una prima revisione dell’areale di distribuzione dell'arvicola delle nevi
MASSA — Si chiama arvicola delle nevi, ed è un piccolo roditore. Considerata una specie sentinella per gli effetti del cambiamento climatico, riveste un grande interesse naturalistico e scientifico. Ed è proprio per questo che, negli ultimi mesi del 2025, è stata al centro di una indagine condotta dai tecnici faunistici del Parco regionale delle Alpi Apuane, volta a valutarne presenza e distribuzione nella catena apuana, nell’ambito di un progetto nazionale dedicato al sequenziamento genomico di specie di particolare rilevanza conservazionistica.
L’arvicola delle nevi è diffusa in Europa sud-occidentale e sud-orientale. In Italia è presente lungo tutto l’arco alpino, mentre nell’Appennino la sua distribuzione risulta frammentata e discontinua.
"Nelle Alpi Apuane - spiega il Parco regionale - la specie è nota da tempo, ma solo grazie a pochi dati sporadici: il primo risale al 1970, con il ritrovamento di un individuo morto in località Campagrina; successive conferme sono arrivate negli anni ’80 e tra il 2015 e il 2017, tutte concentrate nell’area del Monte Pelato, nel comune di Seravezza, a circa 1150 metri. Questi ambienti sono caratterizzati da ex cave dismesse, ravaneti stabili, praterie secondarie, affioramenti rocciosi e aree detritiche con vegetazione rada, condizioni particolarmente idonee per la specie. Tuttavia, al di fuori di questi episodi, poco o nulla si sapeva sull’effettivo areale e sull’abbondanza dell’arvicola delle nevi nelle montagne apuane".
La recente indagine ha rappresentato un’importante occasione per una prima revisione dell’areale di distribuzione della specie nel Parco. Le attività di monitoraggio si sono svolte sia nel sito di presenza “storica” del Monte Pelato, sia in un’area fino ad oggi considerata potenzialmente nuova per la specie: il versante settentrionale del Monte Corchia, a una distanza di circa 7 km in linea d’aria dal Pelato, tra i 1000 e i 1500 m di quota.
Le indagini sono state svolte attraverso la cattura degli esemplari con trappole a tubo specifiche per micromammiferi. Dopo il prelievo di campioni biologici per analisi genetiche, sono stati fotografati per determinarne il sesso e poi rilasciati nel luogo di cattura.
"Complessivamente - spiega il Parco delle Alpi Apuane- sono stati catturati 8 esemplari di arvicola delle nevi, di cui 5 sul Monte Pelato e 3 sul Monte Corchia, con un tasso di cattura pari a un individuo al giorno. I risultati hanno consentito di ottenere due informazioni di grande rilievo per il Parco. La prima è la conferma della presenza della specie nel sito storico del Monte Pelato; la seconda è il primo rilevamento dell’arvicola delle nevi sul Monte Corchia, area in cui precedenti indagini sulla micromammalofauna non avevano mai segnalato la specie".
"Il tasso di cattura osservato - concludono - suggerisce la presenza di popolazioni ben strutturate in entrambe le località e consente di ipotizzare una distribuzione dell’arvicola delle nevi nel territorio del Parco più ampia di quanto indicato dai pochi dati finora disponibili. La sua presenza conferma ancora una volta l’elevato valore biogeografico delle Alpi Apuane e l’importanza del Parco nella tutela della biodiversità".
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