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GIALLO Mazzola giovedì 14 marzo 2024 ore 07:00

Indagini ad alta velocità

Stefano Nazzi
Stefano Nazzi

Secondo la classifica stilata da Spotify, "Indagini" del Post, scritto e raccontato dal giornalista Stefano Nazzi, è il podcast più ascoltato d’Italia



PECCIOLI — Una storia diversa ogni primo del mese, di cronaca, di cronaca nera, di cronaca giudiziaria. Il mondo del giornalismo sta cambiando con il successo e la diffusione dei podcast, che si stanno rivelando uno strumento efficace, semplice e scelto per il racconto dell’attualità. E il tempo del racconto diviene quasi più veloce del tempo della storia.

Abbiamo avuto la fortuna di poter incontrare e intervistare Stefano Nazzi, in occasione della sua partecipazione alla Kermesse Pensavo Peccioli 2024, che si è svolta dall’8 al 10 marzo. Gli abbiamo rivolto alcune domande, a cui lui ha risposto con la gentilezza e l’autenticità che caratterizzano il suo modo di fare.

- Quali sono gli ingredienti per un podcast di successo? Conta solo l’argomento del true-crime per diventare tra gli autori più seguiti ed apprezzati o c’è altro dietro a questa realizzazione?

L’argomento conta molto perché i podcast di true-crime sono di fatto i più seguiti. Conta però anche molto come lo si racconta, poiché deve essere tenuta viva l’attenzione dell’ascoltatore: la capacità di scrittura è fondamentale, contano le musiche e tutto il mix del montaggio. Credo che tra le ragioni del successo ci sia il riuscire a raccontare la cronaca nera e giudiziaria in una maniera diversa. Lasciando da parte il sensazionalismo e la spettacolarizzazione che è ciò che genera il racconto della cronaca nera oggi in Italia. Cercare di essere oggettivi e raccontare i fatti in modo ordinato senza preconcetti: questo penso sia il motivo del successo di Indagini.

- Studiando puntualmente gli atti giudiziari (senza dunque essere influenzato dai media) riesci a farti un’idea personale del reale svolgimento dei fatti criminali?

Riesco a farmi un’idea precisa di quale sia stato il percorso logico seguito dei giudici per arrivare a emettere una determinata sentenza e per giungere a quella che si chiama la verità giudiziaria, ricostruita negli atti e nelle motivazioni della sentenza stessa. Dopodiché, di quella che invece è la verità, ognuno ha la sua interpretazione…Noi siamo spettatori e abbiamo la nostra opinione, ma non è detto che sia la verità!

- Sei stato mai in disaccordo con una sentenza giudiziaria definitiva?

Sì, sì, ci sono casi in cui ho detto: -Ma forse qui… Soprattutto quel ragionevole dubbio di cui si parla tanto e che dovrebbe essere superato quando si emettono delle sentenze, forse qui c’era ancora, a volte anche grosso come una casa. Non in molti casi, però in alcuni sì. Non credo però che ci siano sentenze sbagliate in assoluto.

- Cosa pensi dell’ergastolo (il cosiddetto “fine pena mai”) di fatto non applicato in Italia (poiché qui la pena tende anche a una rieducazione del colpevole)?

E’ vero, di fatto in Italia l’ergastolo non esiste perché con l’introduzione dell’ordinamento penitenziario, ormai tanti anni fa, si è stabilito che anche i condannati all’ergastolo, dopo aver scontato i due terzi della pena, avessero diritto ad accedere ai benefici di legge. I giuristi hanno dunque fissato l’ergastolo in Italia in trenta anni di reclusione. Se li pensiamo, trent’anni di carcere sono tantissimi. Poi però ci sono i benefici, ad esempio, per buona condotta si hanno novanta giorni di sconto della pena ogni anno, che di fatto si riduce. Non esiste in Italia, come nella giustizia anglosassone o negli Stati Uniti, il “fine pena mai”. Esiste però l’ergastolo ostativo per cui non si può accedere ai benefici di legge, applicato ad esempio a Totò Riina. Quello diventa un vero ergastolo. Sai, secondo della nostra Costituzione, la pena non deve essere non solo punitiva, ma anche rieducativa. Quindi a volte le percezioni delle persone comuni si scontrano con quelli che sono i dettami della nostra Costituzione e di cui io sono convinto, ovvero della possibilità che un colpevole possa fare un percorso riabilitativo e nel caso tornare ad avere un ruolo nella società, se veramente riesce a capire che cosa ha fatto di sbagliato e quanto danno ha provocato.

- Cosa pensi della pena di morte applicata ad esempio ancora in certi stati dell’America?

Sono ovviamente contrario perché la prima regola è che nessuno possa togliere la vita a nessuno. Quindi neanche uno Stato può togliere la vita a una persona, neanche di fronte a un crimine gravissimo e terribile. Anche partendo dal principio che enunciavo prima, cioè che un percorso di riabilitazione possa esserci per chi si è macchiato di reati.

- Il caso di cronaca che è stato per te più appassionante da studiare e quello per cui è stato più difficile trovare le parole?

Il caso più appassionante e quello a cui ho anche dedicato più tempo è quello delle cosiddette “Bestie di Satana”, perché questa decina di ragazzi inizia ad uccidere a un certo punto, caricandosi l’un l’altro, e senza nessun motivo. Questi giovani superano ogni limite ma non c’è alcuna logica in ciò che avviene. Premesso che tutti gli omicidi sono terribili, i casi più difficili da raccontare sono quelli che riguardano l’uccisione di bambini o minori.

- C’è un processo che rifaresti da capo?

Sono d’accordo con la riapertura di un processo quando si presenta un dubbio che vada approfondito o un nuovo elemento non considerato precedentemente. Un processo che rifarei da capo no, non c’è, ci sono invece indagini che rifarei da capo, ma ormai non si possono più fare, come nel caso di Emanuela Orlandi o di Via Poma, in cui si sono prese direzioni sbagliate all’inizio, ma poi non si è più potuto tornare indietro.

- Nella tua biografia parli dell’interesse per l’autore Don Wislow e per le serie crime del nord-Europa. Riconosci dei tratti comuni tra queste narrazioni che ti piacciono?

Amo Don Wislow perché è capace di raccontare le storie in maniera appassionante, incrociando realtà e finzione straordinariamente, come ha fatto nella trilogia sui narcos. Le serie nordeuropee sono fredde e distaccate, senza sentimentalismi o emozioni debordanti, che spesso invece troviamo nelle rappresentazioni italiane o altrove. Preferisco le narrazioni oggettive, come ormai sapete.

- Cosa trovi appassionante in Truman Capote? Parlerai di lui proprio qui a PensavoPeccioli

Truman Capote è colui che ha inventato il romanzo-verità. Il primo, per tutti coloro che si occupano di true-crime. A sangue freddo è un romanzo straordinario, il racconto di come Capote affrontò e conobbe gli individui che agiscono nelle vicende. Ha raccontato i fatti senza mettersi mai in prima persona, ma adottando quando il punto di vista di un personaggio, quando di un altro. A sangue freddo è per tutti noi la Bibbia…

- Un autore di gialli/noir o thriller che consigli ai lettori del nostro blog.

Consiglio sempre Don Wislow e gli scrittori di thriller: Ian Rankin e Tana French. Leggeteli, perché sono autori bravissimi.

Grazie al nostro Stefano Nazzi per l’intervista che ci ha rilasciato.

A cura dello Staff della Biblioteca Fonte Mazzola di Peccioli

Perché proprio il giallo a Fonte Mazzola?

Tutto è iniziato nel 2016 con Parole Guardate, il nostro Festival del giallo. Un progetto di contaminazione tra teatro, letteratura e scrittura, per adulti e bambini.

La particolarità del progetto Parole Guardate è stata quella di incentrare le sue attività e gli eventi sulle opere di un unico scrittore: negli anni sono stati protagonisti grandi e prolifici autori come Maurizio de Giovanni, Romano De Marco, Marilù Oliva, Giampaolo Simi, Piergiorgio Pulixi, penne che hanno riscosso molto successo e affetto da parte del pubblico.

La Biblioteca Comunale e Archivio Fonte Mazzola, con i suoi 400 metri quadri di ampiezza e una collocazione spettacolare sul limitare della campagna pecciolese, è stata inaugurata il 26 gennaio 2019. Qui puoi trovare una sezione dedicata al giallo italiano e straniero (americano, inglese, nord-europeo, francese…) e un patrimonio librario composto da ottomila volumi, la preziosa collezione del prof. Arnaldo Nesti, consistente in altri novemila volumi e la donazione del Prof. De Santi, composta da altri mille libri, rari e di pregio, monografici sul cinema.

Tutti gli spazi sono utilizzabili in assenza dell’operatore bibliotecario ogni giorno dalle h. 8 alle 24 (compresi la domenica e i giorni festivi), tramite un codice personale di accesso. L’iniziativa, unica sul territorio della Valdera, è il fiore all’occhiello della nostra Biblioteca e permette a numerosi studenti e utenti di frequentare in libertà, ma con assoluto rispetto, le sale a disposizione.

Qui troverai una Biblioteca dei Ragazzi con un’ampia varietà di letture dedicate in una luminosa sala, rivolta verso l’Anfiteatro Fonte Mazzola; lo Speaker’s corner, l’angolino del parlato, la nuovissima attività proposta agli utenti dai 6-14 anni in cui un nostro operatore esperto sarà a disposizione per conversare in lingua inglese. Per la fascia di età 8-12 è stato organizzato un circolo di piccoli lettori, dal titolo Dieci piccoli detective: incontri mensili dedicati alla lettura e dinamiche dei romanzi gialli.

Tante le attività della Biblioteca gli incontri del Circolo dei Lettori, il corso di scrittura dal titolo: Storia a tinte gialle, un rinnovamento del Progetto Parole Guardate che si è incentrato sul giallo storico, in dieci appuntamenti. Sono stati pubblicati su Quinewsvaldera i racconti ideati dai partecipanti al corso di scrittura tenuto da Andrea Marchetti. Dei benefits sono dedicati ai nostri studenti e ai nuovi iscritti: ad esempio, chi è in possesso del codice di ingresso della Biblioteca ha potuto partecipare a Studiare senza stress, tre incontri dedicati al potenziamento della memoria e il miglioramento dei metodi di studio, tenuti dal docente Stefano Intini.

Per celebrare l’importanza della lettura come conoscenza e crescita personale, abbiamo avviato Librarsi, un’iniziativa condotta dalla psicologa e psicoterapeuta Rachele Bindi, legata alla Libroterapia, un metodo che parte dalla lettura, per promuovere il benessere psicologico e la crescita personale di ciascuno.


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