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Attualità lunedì 22 ottobre 2018 ore 17:45

Pegaso d'oro alla memoria di Giampiero Maracchi

Enrico Rossi e Tommaso Maracchi

Il presidente della Regione Toscana ha consegnato il riconoscimento al figlio del climatologo scomparso nel marzo scorso, Tommaso



FIRENZE — Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha consegnato il Pegaso d’oro alla memoria di Giampiero Maracchi, professore emerito dell’Università di Firenze, climatologo e presidente dell’Accademia dei Georgofili. 

Maracchi è morto l’11 marzo 2018 all’età di 75 anni. Il Pegaso, massimo riconoscimento della Regione Toscana, è stato quindi preso in consegna dal figlio di Maracchi, Tommaso. 

Maracchi raccontava il clima in mutamento in modo semplice. L'ha fatto anche nell'ebook "E' tutto un altro clima" realizzato nel 2012 da Toscana Notizie, l'agenzia di informazione della giunta regionale. Credeva, dice Antonio Raschi, nella "ricerca applicata non fine a stessa ma portata al pubblico". Dell'interdisciplinarità e della lettura di dati raccolti da più fonti faceva il suo metodo di lavoro, applicato nel 1990 ai cambiamenti climatici e apprezzato anche all'estero come un avanzamento deciso verso il futuro.

I suoi primi passi Maracchi li aveva mossi alla facoltà di agraria, dove nel 1968 si è laureato con una tesi sulle concimazioni e poi, dal 1973, ha iniziato ad insegnare proprio climatologia. Nel 1980 ha promosso la nascita dello Iata, embrione del futuro istituto di biometeorologia che conta oggi sedi a Firenze, Bologna, Sassari e Roma. La prima casa dello Iata è stata presso l'Osservatorio di Arcetri. Poi è arrivata l'alluvione della Garfagnana del 19 giugno 1996: 4500 sfollati, quattordici morti. Fu una "bomba d'acqua", un neologismo per il tempo che Maracchi contribuì a coniare. Quell'alluvione nessuno l'aveva prevista e l'anno dopo, nel 1997, su impulso e da un'idea ancora di Maracchi, nasce il Lamma, il corsorzio metà Regione e metà Cnr a cui ancora oggi sono affidate le previsioni del tempo. "Si trattava di quel complicato ultimo miglio che porta la ricerca ad occuparsi e a misurarsi con problemi di tutti i giorni" spiega Gozzini, direttore oggi del laboratorio.

Fin qui lo studioso: con il coraggio delle proprie idee, la passione per il saper fare, l'abilità nel coinvolgere gli attori del territorio. Ma nella cerimonia asciutta di stamani a Palazzo Strozzi Sacrati c'è stato tempo anche per ricordare l'uomo: il suo umorismo, la mania per quelle giacche all'inglese "che indossava sempre e comunque – ricorda Simone Orlandini - , anche quando fuori il freddo e il vento consigliavano magari un giubotto", la sua abitudine ad andare a letto presto la sera e svegliarsi altrettanto presto la mattina, alle sette già in ufficio.

Scrutava il cielo ogni giorno, ma era anche un appassionato di artigianato. Fabbricava i mobili in casa sua, produceva oggetti in ferro battuto e realizzava da sé pure le scarpe che portava ai piedi. Uno scienziato in tutto e per tutto, insomma, ben ancorato a terra.


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