Attualità Lunedì 21 Settembre 2026 ore 13:57
Epilessia e cambiamento climatico, lo studio toscano

Un team di ricercatori ha analizzato il punto di vista dei medici sui fattori climatici che potrebbero influenzare la malattia
PISA — Come influisce il cambiamento climatico su patologie come l’epilessia? E' questa la domanda al centro di uno studio condotto da un team di ricercatori guidati da Emanuele Bartolini, responsabile del Laboratorio di epilessia e neurofisiologia clinica dell'Irccs Fondazione Stella Maris.
Lo studio, appena pubblicato sull'European Journal of Neurology, si è avvalso di un campione di 167 tra neurologi e neuropsichiatri infantili che si occupano di epilessia per analizzare il punto di vista dei professionisti sul legame tra cambiamento climatico e malattia.
Tutti, spiega l'Irccs in una nota, hanno valutato come moderato-grave l’impatto del riscaldamento globale e l'84,3% ha espresso una preoccupazione moderata-grave per i propri pazienti. La quasi totalità ritiene che la formazione professionale su clima e salute sia adeguata, e praticamente tutti hanno dichiarato di adottare comportamenti personali sostenibili, come la raccolta differenziata.
Il passaggio dalla consapevolezza alle pratiche istituzionali appare invece più lento e gli studiosi hanno espresso la necessità di politiche e infrastrutture mirate.
“Questo studio - spiega Bartolini- conferma la percezione che ci sia un legame tra cambiamento climatico ed epilessia attraverso il vissuto degli specialisti nella loro pratica clinica quotidiana. I legami tra cambiamento climatico ed epilessia sono probabilmente multifattoriali, complessi e spesso indiretti, il che rende difficili le previsioni".
Tra i fattori climatici che potrebbero influenzare direttamente l'epilessia ci sono le temperature elevate e le ondate di calore. Questo perché, spiega l'Irccs Stella Maris, l'aumento della temperatura corporea favorisce l’eccitabilità neuronale, abbassando la soglia delle crisi epilettiche. Anche il freddo intenso o i cali di temperatura possono aumentare il rischio di crisi, così come le condizioni di bassa pressione e alta umidità (tipiche dei temporali forti).
Ci sono poi gli effetti indiretti: caldo e umidità possono aprire la strada alla disidratazione e alla sudorazione eccessiva, che a loro volta possono causare squilibri come iponatriemia (abbassamento dei livelli di sodio nel sangue) o ipoglicemia, che, nei soggetti predisposti, possono scatenare crisi. Ci sono poi gli effetti peggiorativi delle alte temperature sulla qualità del sonno, lo stress e la fatica: tutti possibili fattori precipitanti le crisi.
Cambiamenti climatici e meteorologici possono inoltre alterare il microbiota intestinale, favorendo neuroinfiammazione e peggioramento dell’epilessia. Inoltre eventi climatici estremi possono favorire infezioni (es. febbre) che sono noti fattori pro-convulsivi, soprattutto in età pediatrica. Infine, la possibilità che gli eventi climatici estremi peggiorino la conservazione dei farmaci (ad esempio in caso di blackout) e incidano sulla facilità di accesso alle cure.
"Ulteriori dati mirati come quelli che emergeranno da studi attualmente in corso o appena conclusi, -sottolinea Bartolini- ci aiuteranno a identificare i meccanismi sottostanti a livello sistemico, cellulare e molecolare e ci consentiranno di sviluppare prove a supporto di metodi di mitigazione, per fare di più per proteggere le persone con epilessia dagli effetti del cambiamento climatico".
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