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Attualità domenica 05 aprile 2020 ore 19:20

La Toscana sperimenta il plasma contro il Covid

Francesco Menichetti e Enrico Rossi
Francesco Menichetti e Enrico Rossi

L'Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa capofila dello studio per usare il plasma di pazienti guariti nella cura dei malati critici di coronavirus



PISA — Il Centro nazionale sangue ha dato via libera allo "Tsunami Study", acronimo di "TranSfUsion of coNvalescent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS-CoV2", lo studio sperimentale multicentrico e non profit che ha nell'Azienda ospedaliero universitaria di Pisa il prioprio capofila. L'idea alla base dello studio, già sperimentata in Cina e in fase di avvio a Pavia, è di usare il plasma iperimmune di pazienti che sono guariti dal Covid-19 per curare i malati gravi di coronavirus in ventilazione assistita, cioè incapaci di respirare autonomamente. Gli obiettivi sono valutare l'efficacia di questo tipo di eventuale cura e di osservare il decorso clinico dei pazienti trattati. 

Lo studio è stato illustrato all'ospedale di Cisanello nel corso di un incontro tra il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il professor Francesco Menichetti, direttore di malattie infettive e coordinatore del lavoro. 

La sperimentazione nasce dalla consapevolezza che ancora oggi non si ha una cura specifica per trattare il Sars-CoV2, cioè il virus responsabile del Covid-19. Nel caso di altre malattie come Ebola e MERS-CoV, tuttavia, l'uso del plasma di persone convalescenti sopravvissute all'infezione si è dimostrato efficace in fase terapeutica. Si tratta di una procedura poco rischiosa che, oltretutto, si avvale della possibilità di reperire donatori locali. 

La platea di pazienti selezionati per la terapia, previo consenso del diretto interessato o, se non sia possibile, dei familiari, del tutore legale o del medico, sono adulti, positivi al Sars-CoV2, con polmonite grave da almeno 10 giorni attestata da imaging radiologico, insufficienza respiratoria grave e necessità di ventilazione meccanica. 

Per il professor Menichetti, "è importante partecipare alla ricerca e sfruttare questa terribile epidemia per fare passi avanti. L’utilizzo del plasma iperimmune da pazienti guariti su pazienti critici esiste già in letteratura e crediamo che questo possa influenzare positivamente la prognosi. Pisa sarà capofila per la Regione Toscana ma anche per Lazio, Campania, Molise, Marche e le Forze armate. Questo significa essere agganciati ai protocolli nazionali Aifa e ritengo che fare ricerca, capirne di più, sia nostro dovere e il nostro preciso impegno. Oltretutto il plasma di un donatore potrà essere utilizzato su tre pazienti, e questa è sicuramente una prospettiva terapeutica interessante”.

Il presidente Rossi ha sottolineato come "la notizia che Pisa, come centro di eccellenza in questo settore, cominci la sperimentazione di questa possibilità di guarire nei giorni in cui, in Toscana, il numero dei guariti supera quello dei morti è sicuramente di buon auspicio. Qui a Pisa si stanno sperimentando ben 2 farmaci dei 7 protocolli Aifa e il fatto che Pisa guidi questa sperimentazione – che potrebbe partire già la prossima settimana - significa che aumentano le possibilità di cura. Noi abbiamo deciso di tentare ogni strada. In questo senso si inserisce anche la decisione degli screening sierologici che, pur nei limiti dello strumento, abbiamo intrapreso innanzitutto per fare un sondaggio su gruppi comunitari di popolazione e tracciare un quadro plausibile sulla diffusione del contagio, fermo restando che la parola ultima spetti all’esame microbiologico. E poi anche per effettuare una mappatura delle Rsa dove basterà che emerga un solo caso positivo e ci comporteremo come se fosse l’esito di un esame microbiologico”.

Lo studio sul plasma, spiega la Regione, è stato reso possibile dalla sinergia dell'Aoup con il Crs-Centro regionale del sangue diretto da Simona Carli, l’Officina trasfusionale dell'Area vasta nord-ovest diretta da Maria Lanza, l’Unità operativa di Medicina trasfusionale e biologia dei trapianti dell’Aoup diretta da Alessandro Mazzoni, che ha ideato lo studio e lo staff delle Malattie infettive che l’ha messo a punto.


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