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Attualità giovedì 03 dicembre 2015 ore 11:27

Il no della questura alla protesta a casa Renzi

Sit-in del sindacato di polizia a Pontassieve contro la Legge di stabilità. La protesta, anche dei Vigili del fuoco, è stata spostata di un chilometro



PONTASSIEVE — La sagoma di un poliziotto con un coltello conficcato nella schiena, con su scritto, "Mi hanno pugnalato alle spalle", campeggia da questa mattina in piazza Mosca a Pontassieve, a un chilometro circa dall'abitazione della famiglia del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Alcune sigle sindacali di polizia e vigili del fuoco, per un totale di alcune decine di manifestanti, hanno infatti organizzato un presidio di protesta, convinti che il bonus da 80 euro e il miliardo che il governo investirà, in più, per la sicurezza siano "un bluff". 

"Siamo qui a Pontassieve tirati per i capelli. Cerchiamo un canale di dialogo con il governo. Ci aspettiamo una convocazione perché vorremmo spiegare al premier Renzi che possiamo razionalizzare in modo migliore" le risorse per le forze di polizia. Lo ha detto il segretario generale del Sap, Gianni Tonelli. 

Il segretario generale del Sap ha detto che "è necessario parlare con Renzi perché è lui che prende le decisioni" nel governo. Sulle recenti misure decise da Palazzo Chigi, Tonelli ha detto che "serve una logica". In particolare, rispondendo ai giornalisti, sugli 80 euro che andranno ai poliziotti, ha detto che "se la logica degli 80 euro era di andare incontro alle famiglie più in difficoltà, allora andava inserito il quoziente familiare". Sul Giubileo, sempre Tonelli ha parlato di ipocrisia perché "è stato detto che c'è un arruolamento per 2.500 agenti, ma 5.000 sono andati in pensione. Quindi ne abbiamo persi 2.500, e non guadagnati come viene detto".

Ma ai manifestanti, rappresentanti dal Conapo, a Sap, Coisp e Consap (Polizia di Stato), Sappe (Polizia Penitenziaria) e Sapaf (Corpo Forestale), la questura di Firenze ha negato l'autorizzazione per tenere il sit-in in piazza Vittorio Veneto, nei pressi cioè della casa del premier perché altrimenti si sarebbe trovata "a brevissima distanza da obiettivi estremamente sensibili, soggetti a misure di vigilanza specifica particolarmente stringenti in relazione all'attuale grave situazione internazionale", come si legge nell'autorizzazione.

Il questore Raffaele Micillo, a seguito del preavviso presentato dal segretario regionale del Coisp, Carlo Papini, per conto anche di altre sigle, ha messo in guardia dal rischio di "infiltrazione di eventuali soggetti intenzionati a porre in essere azioni delittuose in danno al sopracitato obiettivo", e per questo si è dovuta tenere in piazza Mosca, a un chilometro circa dall'abitazione della famiglia Renzi. Manifestanti e casa del premier sono oltretutto divisi dalla ferrovia che passa di lì. Il presidio vuole denunciare "la grave debilitazione dei comparti sicurezza e soccorso pubblico, depauperati da anni di tagli e ridimensionamenti che rendono difficile se non impossibile la sfida al terrorismo, alla criminalità, alle emergenze".


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