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Attualità giovedì 15 settembre 2022 ore 13:01

​La moda sostenibile incontra il riutilizzo creativo

Gli studenti dell'istituto Modartech di Pontedera lavorano con materiali innovativi e collezioni “green” che guardano al riutilizzo di scarti o di abiti usati.



PONTEDERA — Nell’era della sostenibilità anche la moda è chiamata a fare la sua parte, per diminuire l’impatto che l’intero settore ha sul pianeta e sulle persone. Per questo molte aziende hanno iniziato ad impegnarsi seriamente per ridurre i consumi, soprattutto di acqua, contrastare gli sprechi ed introdurre processi produttivi più attenti all’ambiente. Ma il concetto di sostenibilità passa anche dal riciclo e dal riuso degli abiti, fino alla scelta di tessuti ecologici e naturali. Il tutto unito dall’innovazione tecnologica e dalla creatività dei fashion designer, che con il loro talento possono generare modelli produttivi ancora più attenti alle esigenze del pianeta. 

Ne sono un esempio i giovani studenti di Istituto Modartech, Scuola di alta formazione di Pontedera che valorizza il saper fare tipicamente italiano, attraverso un investimento costante nella ricerca, nell’innovazione e nell’alta sartoria, dalle cui aule emergono ogni anno figure professionali in grado di attirare l’attenzione dei più importanti brand della moda internazionale. 

Tra loro ci sono giovani come Letizia Alosa, che a novembre parteciperà all’evento Fashion Graduate Italia 2022, dedicata ai talenti italiani ed internazionali delle migliori Scuole e Accademie di Moda, con la sua collezione “Lost Connections” nella quale utilizza in gran parte scarti di magazzino per dare vita ad abiti che rievocano il legame profondo tra uomo e natura con dettagli distintivi tra colori delicati, ricami a filo e tessuti grezzi. I suoi capi ed accessori in fresco di lana e cotone parlano di riciclo e sostenibilità, grazie soprattutto a patchwork di tessuti zerowaste. 

Anche Claudia Aubert parteciperà alla Fashion Graduate, nell’ambito del progetto “Sustainable Innovation”, con la sua collezione “Head in the Claut”, nella quale rende omaggio al movimento dadaista. I suoi abiti si compongono di tessuti in tela e jeans second hand, stampe transfer, cochet, ricami handmade ed agugliature.

Sempre dagli abiti usati prende vita la collezione “Do it Badley” di Elena Corucci, che li ha riadattati ad uno stile particolare. La sua capsule collection parla infatti di sbagli con il candeggio a mano dei jeans e l’espressione della fierezza della diversità con le scarpe modificate, adattate e dipinte artigianalmente. 

Sotto il segno della sostenibilità sono anche le creazioni di Giulia Marino, protagonista con “Too Confortable” di una collezione che cerca di sperimentare nuove modalità di evasione, esplorando abbinamenti inediti: coperte e trapunte realizzate con la tecnica artigianale del “Quilting”, che esplorano il concetto di comodità in contrapposizione con accessori da viaggio simbolo di crescita e ripartenza. L’estro creativo della giovane designer si concentra su filati e lavorazioni che rispecchiano i concetti di sostenibilità, craftsmanship e Made in Italy, tra morbidi tessuti in 100% cotone, denim tinto a mano, nylon riciclato, ricami, patchwork e intrecci imbottiti. 

Infine, un nuovo tributo al rispetto dell’ambiente arriva dalla collezione “L’arte di essere pazzi” di Silvia Lari, che nelle sue creazioni esalta l’arte come forma terapeutica per i tumulti dell’animo umano e medicamento per la mente. Il tutto avviene attraverso abiti 100% artigianali, arricchiti dalle iconiche maschere di cartapesta del carnevale di Viareggio. 

Ognuna di queste collezioni è l’esempio di quanto il saper reinterpretare capi d’abbigliamento ed accessori datati o usati sia da considerare una vera e propria arte, oltre ad un valido mezzo per acquisire materiali senza dover fare affidamento sulle fonti che già vengono sfruttate in eccesso da molte industrie, moda compresa.

Per maggiori informazioni: Corso Fashion Design - Istituto Modartech


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