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Attualità Martedì 13 Gennaio 2026 ore 13:45

Muscoli spaziali per il robot del futuro

La scoperta del Sant'Anna e dell'Istituto di tecnologia di Pontedera permette ai robot che lavorano nello spazio di essere meno costosi e più leggeri



PONTEDERA-PISA — Dei muscoli "speciali" che sfruttano il vuoto e che renderanno il lavoro dei robot spaziali molto più semplice, dalla manutenzione all'esplorazione. La trovata è della Scuola Superiore Sant'Anna e dell'Istituto italiano di tecnologia di Pontedera, che insieme all'Università di Trento hanno pubblicato uno studio su questa nuova tecnologia sulla rivista Nature Communications.

In breve, la scoperta ha permesso di realizzare una nuova classe di attuatori elettrostatici, che convertono l'energia in movimento sfruttando le proprietà elettriche del vuoto e che, per questo, sono più leggeri. "Abbiamo individuato una soluzione - ha detto Ion-Dan Sirbu, dell'Istituto di Intelligenza meccanica della Scuola Sant'Anna - che dimostra come il vuoto da sempre considerato un ambiente critico per la robotica, possa diventare un alleato per realizzare sistemi più leggeri, efficienti e affidabili per le missioni del futuro".

Da un limite per i sistemi meccanici, come è sempre stato percepito, il vuoto diventa così una risorsa grazie alla ricerca italiana. Finora, infatti, se utilizzati nello spazio i motori elettrici hanno problemi di surriscaldamento e richiedono lubrificanti speciali, con conseguenze su costi e prestazioni. Questi nuovi meccanismi che sfruttano il vuoto sono privi di ingranaggi, non richiedono lubrificanti e risultano compatibili con i materiali e gli standard già utilizzati nelle missioni spaziali

La stessa tecnologia, osservano i ricercatori, potrà essere utilizzata per i robot destinati a esplorare i fondali degli oceani o ambienti industriali ad alta criticità. "Il peso ridotto dei nostri attuatori rappresenta un fattore determinante nelle applicazioni spaziali - ha concluso Marco Fontana, coordinatore della ricerca - dove ogni chilogrammo aggiuntivo incide significativamente sui costi di lancio in orbita".


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