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domenica 23 febbraio 2020

Attualità lunedì 16 dicembre 2019 ore 12:20

La lettera del paziente "Grazie di avermi salvato"

La toccante lettera inviata da un paziente ricoverato in terapia intensiva per 34 giorni ai medici e agli infermieri dell'ospedale di Prato



PRATO — E' stato 34 giorni ricoverato nelle terapie intensiva e subintensiva dell'ospedale di Prato. Il paziene, il dottor Rodolfo Cambi, ha scritto alla direzione sanitaria una lettera, una toccate testimonianza dei suoi 34 giorni di ricovero. Un modo per ringraziare tutto lo staff del lavoro fatto.

Qui sotto il testo integrale della lettera:

Per una persona come me, che ha trascorso tutta la sua vita lavorativa nell’Ospedale di
Prato svolgendo la professione di Medico Anestesista, trovarsi ad affrontare un evento
grave che per poco non mi è costato la vita può essere davvero una prova molto dura,
soprattutto per il fatto che, essendo come si dice “del mestiere”, uno si rende conto di
come stanno andando le cose.

Ho lavorato come Anestesista dal 1984 al 2018 (anno del mio pensionamento), e circa un
mese e mezzo fa sono stato ricoverato d’urgenza in Terapia Intensiva dell’Ospedale di
Prato in condizioni molto gravi; ho letto negli occhi dei miei Colleghi la paura per come si
stava delineando la mia situazione, ma ho constatato (e ne ero assolutamente certo) la
loro determinazione a reagire ad un evento difficile e dall’esito niente affatto scontato.
Ho trascorso più di un mese tra la Terapia Intensiva e la Terapia Subintensiva, maturando
un’esperienza durissima, ma che alla fine si è risolta nel migliore dei modi.

Scrivo questa mia per esprimere tutta la mia gratitudine al personale medico ed
infermieristico, agli OSS ed ai fisioterapisti che mi hanno consentito di essere ancora vivo
e capace di recuperare una buona condizione fisica.

Quando si lavora in un ambiente come quello in cui ho trascorso tanti anni della mia vita,
l’Anestesia e la Rianimazione, si può tendere a considerare con distacco le situazioni
critiche che ci troviamo ad affrontare curando i nostri pazienti; invertendo le parti, si ha la
cognizione di quanto gli sforzi che ognuno di noi fa o ha fatto per curare pazienti complessi
siano preziosi, frutto di sacrificio e spesso anche di partecipazione emotiva.

I miei Colleghi sono stati, insieme a tutto il personale, delle persone fantastiche,
professionalmente ineccepibili ed umanamente preziosi; non avevo dubbi su tutto ciò, ma
provarlo sulla propria pelle è stata un’esperienza molto bella; non esiste una graduatoria di
merito in ciò che mi è stato dato, ognuno per il suo compito ha agito per il meglio, e non
potrò mai ringraziare compiutamente tutti per avermi salvato la vita.

Qualcuno potrebbe avere l’idea che io abbia avuto un trattamento di riguardo vista la mia
posizione, ma vivendo molti giorni da paziente ho constatato che ero come tutti gli altri
malati, e che sia in Terapia Intensiva che in Terapia Subintensiva la precedenza
assistenziale è stata garantita secondo priorità assolutamente chiare e indipendenti da
qualsivoglia privilegio.

In un mondo nel quale sembra andare tutto male, credo che la mia testimonianza serva a
ridare fiducia e conforto a chi opera troppo spesso al limite delle proprie possibilità, con
turni lavorativi massacranti che fiaccherebbero chiunque, ma mantenendo sempre lucidità
e capacità operative ottimali; voglio anche testimoniare il fatto che il nostro Ospedale si
avvale dell’opera di professionisti bravissimi, sulla cui competenza non vi possono essere
dubbi.

Grazie, dunque, a tutti coloro che mi hanno assistito, grazie anche per l’affetto che ho
sentito trasmettermi e che mi ha aiutato nei momenti di sconforto che ci sono stati, ma ho
superato anche grazie a loro.
Buon lavoro a tutti, amici miei!!!

Rodolfo Cambi



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Coronavirus, Conte: «Famiglia in quarantena si è spostata al Sud»

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