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giovedì 22 agosto 2019

Cronaca lunedì 08 aprile 2019 ore 20:00

Un figlio con l'allievo: "Ho bisogno di curarmi"

Lo ha detto ai giudici del Tribunale del Riesame la donna che ha avuto un figlio da un quindicenne. Il marito ha lasciato l'abitazione di famiglia



PRATO — E' durata due ore l'udienza davanti ai giudici del Riesame che dovranno decidere se revocare gli arresti domiciliari alla donna di 31 anni accusata di violenza sessuale per induzione su un ragazzo di 15 anni a cui dava ripetizioni d'inglese (vedi qui sotto gli articoli collegati). Dalla relazione è nato un bambino nell'agosto scorso.

All'udienza ha preso parte anche la 31enne, infermiera di professione, sposata e madre anche di un altro bimbo avuto dal marito. In una dichiarazione spontanea resa ai giudici del Riesame, la giovane ha ribadito la sua buona fede nella relazione con l'adolescente e ha spiegato di sentire il bisogno di intraprendere un percorso di cura con un medico psichiatra. Anche i suoi avvocati difensori hanno motivato la richiesta di revoca degli arresti facendo riferimento alla necessità dell'assistita di seguire un percorso terapeutico nonchè di accudire il figlio neonato anche all'esterno dell'abitazione. 

Gli avvocati hanno precisato che la donna non ha più avuto contatti con il quindicenne da quando ha saputo di essere indagata e che il marito ha lasciato provvisoriamente la casa di famiglia, su suggerimento di alcuni esperti e in accordo con la consorte, per rispettare il desiderio di quest'ultima di riflettere con calma su quanto è successo. "Quest'uomo sostiene la moglie perchè c'è amore - hanno spiegato gli avvocati - ma al tempo stesso disapprova quello che emerge dalla realtà processuale e quindi, per il momento, è consigliabile una separazione fra i due". I difensori hanno consegnato al tribunale un elenco di appuntamenti già predisposti con uno psichiatra. Sempre i legali hanno infine sottolineato che, durante la relazione con il ragazzino, la donna ha visitato alcuni siti web a contenuto pornografico ma, a loro dire, "non pedopornografico".

I giudici si sono riservati la decisione.



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