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Attualità mercoledì 06 settembre 2023 ore 19:20

Vena cava, in Toscana un intervento rarissimo

La signora Donatella con l'équipe che l'ha seguita (Foto diffusa dalla Asl Centro)
La signora Donatella con l'équipe che l'ha seguita (Foto diffusa dalla Asl Centro)

Nella letteratura internazionale ci sono appena 3 casi con le stesse caratteristiche, ma solo quello toscano risulta operato con successo



PRATO — Un quadro clinico ad elevatissimo rischio di vita, determinato dalla comparsa di una comunicazione tra duodeno e vena cava di cui sono stati descritti in letteratura negli ultimi 50 anni solo 56 casi in tutto il mondo, di questi solo 3 con le caratteristiche del caso trattato a Prato che risulta essere l'unico operato con successo. E ora quell'evento di chirurgia d'eccellenza diviene un caso di scuola che la Toscana presenterà al 41° Congresso nazionale Acoi in programma a Roma per la prossima settimana.

Lì è di scena la medicina d'eccellenza e la chirurgia toscana non manca con l'intervento vanto dell'Asl Toscana centro e del personale medico e chirurgico dell'ospedale Santo Stefano di Prato.

L'operazione per fistola duodeno-cavale (vena cava) è stato svolto a quattro mani dal direttore della chirurgia di Prato dottor Stefano Cantafio insieme al direttore del dipartimento specialistiche chirurgiche dell'Asl dottor Stefano Michelagnoli. Sotto i ferri la signora Donatella che adesso sta bene.

Coinvolti nella sua vicenda e nella sua cura infettivologi, rianimatori, anestesisti e tutto il team dell'area della radiodiagnostica, coordinati dal dottor Dante Mondanelli della direzione sanitaria ospedaliera che, lavorando in un'ottica multidisciplinare, hanno sia permesso l’individuazione del problema in tempi molto brevi, sia preso in carico il caso nella fase pre-operatoria consentendo alla paziente di uscire dal periodo finestra di 30 giorni, trascorsi i quali avrebbe avuto più possibilità di affrontare e superare l'operazione molto delicata.

Storia di un caso di scuola

Donatella era stata operata ad un tumore ovarico nel 2020. L'intervento era andato bene e a due anni di distanza, a fine pandemia, la signora Donatella si era concessa una vacanza in Versilia. Durante questa vacanza ecco la febbre che la porta in pronto soccorso. Tornata a casa la febbre persisteva e così la signora, in accordo col suo medico curante, decide di farsi vedere all'ospedale di Prato che l'aveva seguita in precedenza. 

Non riuscendo a individuare subito all'origine della febbre viene inizialmente ricoverata in Malattie Infettive dove, già dall'accesso, emerge un nuovo problema molto importante: un trombo alla vena cava nel tratto vicino alla porzione intestinale. Di fatto questo risulterà anche l'elemento che inizialmente la tiene in vita, dato che fa una sorta di contenimento della fuoriuscita di sangue. Questo comporta che venga trasferita immediatamente in Rianimazione, dove rimane per una settimana per far sì che i rischi legati al trombo vengano minimizzati, quindi viene spostata nuovamente in Malattie Infettive dove viene individuata per la prima volta la comunicazione duodeno-cavale.

Ed è qui che subentra l’importantissimo lavoro di tutta l'équipe multidisciplinare del Santo Stefano di Prato. La situazione era delicatissima ed il team ospedaliero è riuscito, con un grande lavoro di squadra che ha visto le varie figure mediche coinvolte in briefing settimanali, a far sì che la signora riuscisse a superare il ‘periodo finestra’, si stabilizzasse e potesse affrontare il delicato intervento su una patologia rara come quella che era stata individuata. 

Il rischio dell'intervento era così alto che ogni giorno era un giorno guadagnato e l’importantissimo lavoro di squadra ha permesso di allontanarsi il più possibile dalla fase ad alto rischio. "Un plauso va però soprattutto a Donatella, donna forte e determinata, che ha sempre creduto nell’operato dei medici e riposto in loro la sua più completa fiducia, così come a suo marito e suo figlio per la pazienza e collaborazione, divenendo così anche loro parte della buona riuscita dell’intero percorso di presa in carico e dell’operazione", recita la nota della Asl Centro.


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