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Attualità venerdì 17 ottobre 2014 ore 18:30

Riorganizzazione del 118, spunta un ricorso al Tar

Servizio di Tommaso Tafi

Per gli infermieri la gestione interna delle centrali dell'emergenza urgenza è lasciata in mano ai volontari. Questo confligge con la norma nazionale



FIRENZE — La riorganizzazione delle centrali del 118 decisa dalla Regione Toscana è lesiva della professionalità degli infermieri. E' questo il motivo di fondo che ha spinto i rappresentanti degli oltre 400 infermieri in forza al servizio di emergenza urgenza della regione a presentare un ricorso contro la riforma messa in campo dalla Giunta guidata da Enrico Rossi.

A preoccupare gli infermieri non è la progressiva riduzione del numero delle centrali del 118, passate da 12 a sei e destinate a ridursi ulteriormente a 3, una per area vasta. Quanto piuttosto la riorganizzazione interna ad ogni singola centrale, dove il ruolo degli infermieri, fin'ora fondamentale per il funzionamento del sistema, è stato ridimensionato a favore di un maggior coinvolgimento di medici e volontari.

In sostanza, se fino ad oggi ogni chiamata al 118 veniva raccolta da un infermiere che compilava una scheda annotando i sintomi descritti dal paziente, per poi inoltrarla a un altro infermiere che provvedeva a individuare il mezzo di soccorso e il personale più adatto all'occasione, d'ora in poi questo lavoro di selezione verrà svolto principalmente da esponenti delle associazioni di volontariato, o nei casi più gravi dal medico.

Questa disposizione contenuta nella delibera regionale però, secondo gli infermieri, confligge con la normativa nazionale che individua le linee guida del servizio di emergenza urgenza. Da qui il ricorso presentato al Tar.

"Questa non è una guerra nei confronti dei volontari o dei medici - ripetono come un mantra i rappresentanti dell'Ipasvi di Firenze, che insieme agli altri 9 collegi provinciali che rappresentano la categoria hanno firmato il ricorso al Tar - ma una richiesta di coinvolgimento che non c'è stata nel momento della scrittura della delibera". 

Il fatto che gli infermieri abbiano deciso di muoversi per via giudiziaria non significa che vogliano che sia un tribunale a giudicare illegittima la norma, ma il desiderio è quello di riaprire un dialogo con la Regione, per rivedere la gestione interna alle nuove centrali.
"Anche perchè - concludono gli infermieri - nel caso si dovessero verificare dei problemi nella fase di soccorso, dovuti magari a una difficoltà di comunicazione con persone che non hanno la nostra preparazione, a pagare dal punto di vista penale saremmo o noi infermieri o i medici, magari per responsabilità non nostre".

A sostenere la battaglia degli infermieri, che hanno scritto anche una lettera ai vertici della Giunta e della commissione consiliare Sanità, è arrivato Simone Naldoni, consigliere regionale Pd, che ha invitato Rossi e l'assessore Luigi Marroni ad ascoltare "queste categorie professionali che evidentemente vogliono essere coinvolte nella nuova e importante fase di riordino della rete emergenza urgenza dei nostri territori".

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