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Attualità lunedì 24 ottobre 2016 ore 20:24

Cave, la Consulta accoglie il ricorso del governo

Le cave concesse nel 1751 resteranno di proprietà privata. La Regione Toscana voleva renderle pubbliche. Rossi: "Ora spetta allo Stato disciplinare"



ROMA — Sui versanti di Carrara delle Alpi Apuane ci sono 81 cave, di cui solo 29 sono pubbliche. Le rimanenti 52, nel 1751, furono affidate a tempo indeterminato dalla duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina a imprenditori privati, creando i cosiddetti beni estimati, da decenni al centro di polemiche e contestazioni, soprattutto da parte delle associazioni ambientaliste.

Nel 2015 la Regione Toscana ha tentato di mettere ordine nella materia con una legge che di fatto toglieva le cave in questione ai vecchi affidatari e le rendeva nuovamente pubbliche, con l'obiettivo di mettere a gara le relative concessioni per l'escavazione. Il  governo però decise di impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale che oggi ha accolto il ricorso dichiarando che la materia in questione "esula dalle competenze della Regione". Di conseguenza solo lo Stato può intervenire sui beni estimati che quindi, per ora, rimangono di proprietà privata.

La giunta regionale non ha potuto far altro che accettare il pronunciamento dei giudici della Consulta.

"Approvando la legge regionale sulle cave abbiamo voluto gettare un sasso in uno stagno che aveva acque ferme da più di due secoli e mezzo - ha commentato il presidente della Regione Enrico Rossi -  Adesso spetta allo Stato disciplinare una materia che la Corte ha riconosciuto di sua competenza. Del resto una delle funzioni delle Regioni è quella di sollevare questioni che riguardano direttamente i loro territori. E noi, per primi, lo abbiamo fatto anche recependo le istanze del territorio e credo che abbiamo fatto bene. L'impianto della legge regionale rimane integro e noi procederemo con la valorizzazione di un settore che consideriamo strategico e con quei controlli che finora sono mancati".

Sempre oggi la Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcune aziende del settore marmifero come Omya, Società Gugliemo Vennai ed altre.

"I giudici costituzionali non hanno messo in discussione la validità di restituire alla podestà pubblica gli agri marmiferi considerati per secoli beni privati - ha ribadito l'assessore regionale con delega alle cave Vincenzo Ceccarelli -  e ci riconosciuto il coraggio di aver messo mano a una materia che per secoli è rimasta non governata. Adesso spetta allo Stato di disciplinarla. Mi auguro che lo faccia in tempi rapidi".


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