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Attualità mercoledì 11 gennaio 2023 ore 08:10

Caro carburanti, decreto legge del governo

persona mette benzina

Buoni benzina e trasparenza dei prezzi sono al centro del provvedimento adottato dal Consiglio dei ministri contro l'impennata dei prezzi



ROMA — I buoni benzina per i lavoratori sono esclusi dalla formazione del reddito da lavoro dipendente e prezzi trasparenti con esposizione alla pompa del prezzo medio giornaliero definito e pubblicato dal ministero delle imprese: sono alcune delle misure al centro di un decreto legge varato ieri dal Consiglio dei ministri contro il caro carburanti.

Dopo la fine dei tagli delle accise, dal 1 Gennaio i prezzi ai distributori sono infatti lievitati, in alcuni casi oltre i 18 centesimi a litro che costituivano lo sconto fino alla fine del 2022. Consumatori sul piede di guerra per pieni di carburante che si trasformano talvolta in un salasso, e allora ecco che il governo è corso ai ripari per fronteggiare eventuali speculazioni e aiutare i cittadini.

Su proposta del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti e del ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il governo ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del Garante prezzi.

In particolare, nel periodo fra Gennaio e Marzo 2023 il valore dei buoni benzina ceduti dai datori di lavoro privati ai lavoratori dipendenti, nel limite di 200 euro per lavoratore, non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente.

Quotidianamente, poi, per gli esercenti si introduce l’obbligo di comunicare il prezzo di vendita praticato: il ministero delle imprese calcola e pubblica il prezzo medio giornaliero nazionale, ed esso dovrà essere esposto "con specifica evidenza da parte degli esercenti insieme al prezzo da essi praticato".

Poi c'è la parte di controllo e sanzionatoria: in caso di violazione della nuova normativa da parte degli esercenti, infatti, il decreto prevede un rafforzamento delle sanzioni amministrative che, in caso di recidiva, "può giungere alla sospensione dell’attività per un periodo da 7 a 90 giorni".

Ancora, si legge nella nota diffusa a margine del Consiglio dei ministri, "si rafforzano i collegamenti tra il Garante prezzi e l’Antitrust, per sorvegliare e reprimere sul nascere condotte speculative. Allo stesso fine, si irrobustisce la collaborazione tra Garante e Guardia di Finanza". Viene poi istituita "una commissione di allerta rapida per la sorveglianza dei prezzi finalizzata ad analizzare, nel confronto con le parti, le ragioni dei turbamenti e definire le iniziative di intervento urgenti".


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