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Politica lunedì 13 febbraio 2017 ore 16:35

Renzi propone il congresso prima delle elezioni

Matteo Renzi

Il segretario del Pd lo ha detto nel corso della direzione nazionale, proponendo le regole del 2013. Ma la minoranza non vuole certezze sui tempi



ROMA — Durante un lungo intervento in cui sono stati toccati molti temi, dalla globalizzazione alle politiche europee, dalla crescita alle tasse, il segretario del Partito democratico Matteo Renzi ha annunciato che "si è chiuso un ciclo alla guida del Pd"  e si è dichiarato disponibile a procedere con il congresso del partito prima delle elezioni politiche, comprese le primarie per il nuovo segretario da organizzare con le regole adottate dal Pd nel 2013 (quindi aperte anche ai non iscritti). 

Il segretario non ha  pronunciato la parola "dimissioni" nè ha indicato date precise, limitandosi a dare appuntamento ai suoi sostenitori a Torino per un nuovo Lingotto (il centro dove, nel 2007, fu fondato il Pd). Particolare non da poco visto che la minoranza dem ha chiesto a più riprese un congresso con tutte le tappe previste dallo Statuto, partendo dai circoli e dalle sezioni, e non un congresso-lampo da risolvere in due mesi "con qualche gazebo" e una votazione.

Per quanto riguarda le elezioni,  Renzi ha dichiarato che non spetta a lui convocarle e che comunque anche il congresso del Pd non deciderà la data del voto. "Mi dispiace di essere l'incubo per voi della minoranza ma non sarete mai i nostri avversari, i nostri avversari sono fuori da questa stanza - ha detto Renzi - Io non voglio scissioni, l'importante però è rispettare l'esito del congresso. Chi perde deve sostenere chi ha vinto, non può scappare. Noi dobbiamo discutere e confrontarci per farci trovare pronti. Prima o poi, le elezioni ci saranno. E non parlatemi di rivincita sul referendum: quella è stata una finale secca e non ci possono essere rivincite". 

Quindi, prima il congresso, poi le elezioni. Ma, anche in questo caso, Renzi non ha ipotizzato date, lasciando in sospeso il dilemma: far arrivare il governo Gentiloni a fine legislatura nel 2018 oppure anticipare la chiamata alle urne al 2017.

"Nei prossimi mesi andrò in giro per l'Italia - ha annunciato Matteo Renzi - e chiedo ai giornalisti di non inserirmi più nei pastoni dei telegiornali, voglio stare trranquillo, voglio sparire e divertirmi andando in giro a imparare, a chiedere agli italiani che cosa abbiamo sbagliato".

A Renzi hanno subito replicato, per conto della minoranza dem, Gianni Cuperlo e Pierluigi Bersani.

"Tu non sei il nostro avversario - ha detto Cuperlo - Nessuno di quelli che sono presenti qui dentro lo pensa: il nostro avversario, lo sappiamo tutte e tutti, è la destra. Il punto è un altro: se le tue politiche siano quelle giuste per sconfiggere la destra". "La mia convinzione è che seguire la stessa rotta ci porterà a una sconfitta: serve una sterzata - ha aggiunto Cuperlo "Noi siamo come le balene della Nuova Zelanda che si sono spiaggiate perchè il capo branco aveva perso l''orientamento. Sta a noi decidere se fare la parte delle balene o quella dei volontari che le salvano".

Perluigi Bersani ha invece chiesto a Renzi una decisione definiitva sulla durata del governo Gentiloni che, a suo avviso, dovrebbe arrivare a fine legislatura.

"La prima cosa che dobbiamo dire all'Europa, ai mercati, al mondo, agli italiani è quando si vota - ha dichiarato Bersani - Non mi si dica che è una roba da addetti ai lavori. Possiamo lasciare un punto interrogativo sulle sorti del nostro governo? No, perchè metteremmo l'Italia nei guai. Io propongo di garantire davanti all'Europa, ai mercati e agli italiani la conclusione ordinaria della legislatura. Prima di tutto l'Italia". E sul congresso: "Non facciamo cose cotte e mangiate che alla fine sono delle conte - ha ammonito Bersani - Noi dobbiamo trovare le ragioni che ci tengono insieme".  "Se partiamo domani mattina facciamo il congresso del solipsismo, dell'autoreferenzialita', dell'isolamento - ha sottolineato Bersani - Dobbiamo coinvolgere mondi piu' vasti. Se decidessimo diversamente, come mi pare di aver capito, si apre un problema molto serio. Perche' quando si governa, ci si mette al servizio e si guida. Non si mette l'Italia nel frullatore. Concludo citando mia mamma: chi ha piu' buon senso ce lo metta, perche' ce n'e' bisogno".

Contrario a un congresso organizzato in fretta e con le vecchie regole dello Statuto anche il ministro Andrea Orlando.

"Le regole del nostro congresso sono state pensate per un sistema maggioritario accentuato, per legittimare il leader - ha detto Orlando - Il rischio che vedo e' che il Pd diventi l'epicentro dell'instabilita' del sistema politico. Le primarie senza una regolamentazione rigorosa finiranno per essere una sagra dell'antipolitica. Il tutto consumato dentro la campagna elettorale delle amministrative". Il ministro propone al Pd una "conferenza programmatica, in un clima che veda la messa al bando della parola 'scissione'"

Alla direzione erano stati invitati, oltre ai membri eletti, anche i parlamentari, i segretari regionali, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell'economia Pier Paolo Padoan.

Nel 2013 Matteo Renzi vinse le primarie del Pd con il 67,7 per cento dei voti. Al momento i candidati alternativi a Renzi sono il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, quello della Regione Puglia Michele Emiliano e il deputato Roberto Speranza.

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