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Attualità mercoledì 18 novembre 2020 ore 19:20

Irene, a 18 anni ricoverata con la polmonite da Covid

Il drammatico racconto di una giovane volontaria della Misericordia ricoverata al San Donato. "Ho avuto paura di morire", il suo appello ai giovani



SAN GIOVANNI VALDARNO — Avere il Covid a 18 anni e avere paura di morire. Irene Rossi è una giovane volontaria della Misericordia di San Giovanni Valdarno che il 27 Ottobre ha saputo di avere contratto il coronavirus.

Irene ha deciso di rendere pubblico il racconto di quei giorni in cui ha visto il Covid da vicino, giorni drammatici e terribili, e dopo la guarigione ha pensato di scrivere la sua storia per sensibilizzare i giovani della sua età.

"Sono un volontaria della Misericordia di San Giovanni Valdarno - scrive Irene su Facebook - per questo motivo ho cercato sempre di rispettare tutte le regole per la prevenzione del virus, ma questo non è stato sufficiente: mi sono ammalata ed è iniziato un incubo".

Il racconto di Irene inizia quando ha saputo che una sua compagna di classe era positiva al virus, da quel momento si è messa in isolamento chiudendosi nella sua camera perché vive con la nonna di 84 anni. Poi arrivano i primi sintomi, la febbre e il mal di testa.

"Ho fatto quindi il tampone e con grande sorpresa, nonostante tutta la prevenzione, era positivo. Mi sono messa subito in contatto con l’Unità Speciale di Continuità Assistenziale (USCA), che mi ha subito dato assistenza". 

Ma dopo qualche giorno la situazione si aggrava: "Mi è stata diagnosticata una polmonite bilaterale interstiziale con crisi respiratorie e tosse. A un certo punto la saturazione in movimento si era abbassata a tal punto che i medici hanno deciso di ricoverarmi". 

Irene è stata quindi trasferita all'ospedale ad Arezzo in pneumologia, "Appena arrivata in ospedale - racconta ancora Irene -, appurata la gravità del mia insufficienza respiratoria, mi hanno messo subito il casco, imbracandomelo sotto alle braccia e facendomi stare in posizione supina per far meno pressione sui polmoni, posizione non comoda visto l’ingombro di quel casco, che però mi stava aiutando a respirare. Indossare il casco non è stata una passeggiata". 

"Ho pianto - scrive ancora Irene -, ho pianto molto e avevo tanta paura, nonostante cercassi di farmi forza. Fortunatamente mi hanno permesso di tenere il telefono che è stato il mio unico mezzo di contatto con la mia famiglia, che mi ha tenuto compagnia facendomi distrarre quando possibile, con semplici gesti e importanti parole di conforto".

"Non pensavo di uscirne indenne. Pensavo solo alla mia famiglia, a casa, che non poteva vedermi, che si aggrappava alle parole dei medici e a qualche messaggio".

Di giorno in giorno Irene migliora e vince la battaglia contro il virus. "Il Covid lo possiamo prendere davvero tutti, non conta l’età, e il rischio di stare davvero davvero male c’è, non conta l’età, e io ne so qualcosa. Dobbiamo continuare a rispettare le regole, seriamente, per noi e per le persone a cui vogliamo bene. Da stare bene a stare male è un attimo".

Poi Irene ha voluto ringraziare i medici, "Voglio ringraziare le tante persone che mi sono state accanto in questo periodo molto difficile, voglio ringraziare il dottor Scala e la sua équipe infermieristica, il dott Bocci dell’USCA. Grazie di avermi salvato la vita. Grazie alla dottoressa del mio cuore, Tamara Taddei, che non ha lasciato mai da soli, né me e né i miei. Grazie, davvero, a tutti".

Qui sotto il post integrale

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#RiflessioniDaVolontario 😷 💛💙 AVERE IL COVID A 18 ANNI di 𝗜𝗿𝗲𝗻𝗲 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗶 Ciao sono Irene Rossi, ho 18 anni e ho visto il...

Pubblicato da Misericordia di Poggibonsi su Martedì 17 novembre 2020
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