Attualità Venerdì 17 Luglio 2026 ore 16:35
Peste suina, "La cinta senese rischia di scomparire"

Il consorzio lancia l'allarme e chiede interventi urgenti per tutelare la razza suina autoctona e il futuro degli allevatori
SIENA — La diffusione della peste suina africana preoccupa il Consorzio di tutela della cinta senese dop, che dopo i recenti casi di positività riscontrati anche in due allevamenti della regione, a Comano e San Marcello Piteglio, chiede interventi volti a tutelare la razza suina autoctona e il futuro delle imprese.
La Peste Suina Africana non è trasmissibile all’uomo, ma colpisce i suini domestici e i cinghiali e, in caso di focolaio, può comportare l’adozione di misure sanitarie particolarmente severe, fino all’abbattimento di tutti gli animali presenti nell’allevamento. Una situazione che, secondo il Consorzio "Nette seriamente a rischio la sopravvivenza della Cinta Senese", particolarmente esposta in quanto allevata prevalentemente allo stato brado o semibrado, secondo un modello produttivo strettamente legato ai boschi, ai pascoli e alle aree rurali della Toscana. Gli animali vivono quotidianamente all’aperto e si alimentano principalmente attraverso il pascolamento.
"Questa caratteristica, fondamentale per la qualità e l’identità della produzione - spiega il Consorzio in una nota -rende tuttavia molto più complesso garantire una separazione completa dalla fauna selvatica e, in particolare, dai cinghiali. Molti allevamenti sono inoltre localizzati in territori collinari, montani e marginali, spesso caratterizzati da un’elevata densità di fauna selvatica. In queste condizioni, anche applicando rigorosamente le misure di biosicurezza all’interno delle aziende, risulta estremamente difficile eliminare ogni possibile rischio di contatto, diretto o indiretto, con il virus".
Fino a oggi sono stati messi a disposizione contributi per rafforzare la biosicurezza all’interno degli allevamenti, sostenendo interventi sulle recinzioni, sugli accessi, sulle strutture e sulle procedure aziendali. Misure che il Consorzio ritiene "Necessarie, ma non sufficienti: al di fuori dei perimetri aziendali il contenimento del rischio resta una vera e propria emergenza, legata soprattutto alla presenza e agli spostamenti della fauna selvatica".
Per questo il Consorzio di tutela della cinta senese chiede interventi coordinati anche sul territorio esterno agli allevamenti, attraverso una maggiore sorveglianza, il contenimento del rischio e misure specifiche di protezione delle aziende. Un appello rivolto alla Regione Toscana, al Ministero della Salute, al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e al Commissario straordinario alla Peste Suina Africana.
"Siamo davanti a un pericolo reale, non più a un’ipotesi lontana - dichiara il presidente del consorzio Nicolò Savigni - La Cinta Senese vive all’aperto, nei boschi e nei territori rurali della Toscana. È proprio questo legame con l’ambiente a renderla unica, ma oggi rappresenta anche un elemento di forte vulnerabilità. Un solo focolaio in uno degli allevamenti più importanti potrebbe compromettere irreversibilmente il patrimonio genetico della razza. Gli allevatori hanno rafforzato la biosicurezza interna, anche grazie ai contributi ricevuti, ma fuori dai confini aziendali il rischio resta al di fuori del loro controllo. Non possono essere lasciati soli: ogni allevamento di Cinta Senese deve essere considerato un presidio da difendere".
Dal 2024 il progetto per salvaguardare il patrimonio genetico
Il Consorzio si è attivato fin dall’agosto 2024, coinvolgendo le istituzioni regionali e nazionali nella definizione di un progetto finalizzato alla costituzione di una riserva genetica della Cinta Senese in un luogo isolato, protetto e sottoposto a misure di biosicurezza rafforzata.
Il progetto prevede la creazione di un nucleo composto indicativamente da 12-15 femmine e 3 maschi riproduttori, da trasferire in un sito caratterizzato da un rischio epidemiologico minimo.
Dal primo sopralluogo effettuato nell’agosto 2024 sono state esaminate, insieme ad Anas e agli altri soggetti coinvolti, diverse possibili soluzioni localizzative in aree isolate e protette, potenzialmente idonee a ospitare il nucleo in condizioni di elevata biosicurezza.
L’obiettivo è mettere in sicurezza un nucleo essenziale di riproduttori, capace di assicurare la conservazione della razza e di consentirne, in caso di emergenza, la futura ricostituzione.
"Nonostante il lavoro svolto, la disponibilità manifestata da più soggetti e il riconoscimento della validità tecnica dell’iniziativa - osserva il Consorzio- a distanza di quasi due anni non è stata ancora assunta una decisione operativa definitiva. Non è stato formalmente individuato il sito, non è stata completata l’istruttoria sanitaria e non è stato costituito il nucleo di riproduttori".
"La Cinta Senese non è soltanto una razza autoctona della Toscana: è un patrimonio storico, genetico, culturale ed economico dell’intero Paese - dichiara Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia - La sua filiera è alla base di una produzione tutelata a livello europeo con la Denominazione di Origine Protetta e rappresenta uno dei simboli più autentici del Made in Italy agroalimentare. La perdita di questo patrimonio provocherebbe un danno irreversibile non soltanto agli allevatori e al territorio toscano, ma anche all’immagine e alla credibilità dell’intero sistema italiano delle Dop e Igp Per questo è indispensabile che le istituzioni intervengano con la massima urgenza".
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