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Attualità lunedì 15 gennaio 2024 ore 16:45

Covid, nuovo studio toscano sui monoclonali

Il team dei ricercatori
Il team dei ricercatori

Il lavoro di ricerca è riuscito a individuare una porzione di anticorpo capace di attivare tutte le cellule coinvolte nella risposta immunitaria



SIENA — E' tutto toscano un nuovo studio sugli anticorpi monoclonali rispetto al Covid-19 che ha individuato una porzione di anticorpo capace di attivare tutte le cellule coinvolte nella risposta immunitaria, aprendo la via allo sviluppo di nuove terapie. 

Il lavoro prende in esame le funzioni effettrici mediate degli anticorpi monoclonali contro il virus SARS-CoV-2 ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientificaPNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences. A condurlo è stato il Monoclonal Antibody Discovery (MAD) Lab e del Data Science for Health (DaScH) Lab della Fondazione Toscana Life Sciences e si intitola High-resolution map of the Fc-functions mediated by COVID-19 neutralizing antibodies

Il paper, che porta la firma di Ida Paciello, Giuseppe Maccari, Elisa Pantano, Emanuele Andreano e Rino Rappuoli, analizza l’importanza dello studio della risposta immunitaria indotta dalla porzione Fc degli anticorpi monoclonali umani nello sviluppo di nuove terapie contro SARS-CoV-2.

I risultati ottenuti hanno confermato che gli anticorpi giocano un ruolo importante nella protezione contro il virus non solo grazie alla loro capacità di neutralizzare ma anche grazie alle funzioni mediate dalla loro porzione Fc. Infatti, tramite tale porzione, gli anticorpi sono in grado di innescare meccanismi della risposta immunitaria volti all’eliminazione del virus. 

Tali meccanismi sono stati dettagliatamente caratterizzati nel lavoro svolto e pubblicato dal MAD Lab e questo ha permesso di portare alla luce una parte ancora poco esplorata dalla letteratura scientifica che sarà fondamentale per la progettazione di nuovi candidati vaccinali e nell’identificazione di anticorpi monoclonali da somministrare per sconfiggere il COVID-19.

Lo studio e i risultati 

Il gruppo di ricerca ha portato avanti un’analisi su 482 anticorpi monoclonali umani identificati da tre diverse coorti di partecipanti allo studio: la prima aveva ricevuto due dosi di vaccino, la seconda tre, e la terza presentava un’immunità ibrida data da una precedente infezione e da due dosi di vaccino a mRNA. 

Lo studio ha confermato che, nonostante alcuni anticorpi avessero gradualmente ridotto o perso la capacità di neutralizzare le nuove varianti del virus, molti avevano mantenuto le funzioni effettrici mediate dalla porzione Fc. La ragione di questa differenza risiede nel fatto che gli studi portati avanti in precedenza avevano preso in considerazione solo una delle porzioni dell’anticorpo, ovvero quella tramite cui l’anticorpo si lega al virus e ne blocca l’attività infettiva neutralizzandolo.

Questo nuovo lavoro, invece, ha preso in esame una porzione diversa che, pur non essendo in grado di fare da scudo diretto contro il virus, riesce ad attivare tutte le cellule coinvolte nella risposta immunitaria e che, di conseguenza, potrebbe essere in grado di compensare la perdita della capacità neutralizzante da parte degli anticorpi.


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