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Attualità Lunedì 15 Giugno 2026 ore 18:40

Un esercito di 141.600 lavoratori in nero

badante
Fra colf e badanti il più alto tasso di irregolarità

In Toscana e non solo i settori in cui c'è maggior lavoro sommerso sono assistenza familiare e agricoltura. Sul fenomeno la lente della Cgia di Mestre



TOSCANA — In Toscana un esercito di 141.600 lavoratori in nero, soprattutto - ma non solo - nel settore dell'assistenza familiare dove il tasso nazionale dell'irregolarità ha sfiorato nel 2023 il 48,8%: è l'ufficio studi della Cgia di Mestre ad aver posto la lente sul fenomeno, in un report che ha analizzato dati nazionali ma anche spacchettati per regioni.

Al netto della punta record toccata dal settore domiciliare (colf e badanti per lo più), il dato toscano vede un tasso d'irregolarità complessivo dell'8,2% (al di sotto della media italiana del 10%) per un valore aggiunto totale prodotto dalla sacca sommersa di 4 miliardi e 447 milioni di euro annui che rappresentano il 3,5% del valore aggiunto annuo totale prodotto in Toscana.

Oltre al settore del lavoro domiciliare, quello cioè in cui le singole famiglie sono la parte datoriale, il 'nero' è presente soprattutto in agricoltura (20,8% del totale degli occupati) e nelle attività artistiche e creative (20,3% dei lavoratori). Uno su cinque, insomma, in questi settori è pagato in modo irregolare.

Fra le regioni italiane la Toscana risulta fra le più virtuose per tasso d'irregolarità. Come anticipato, il tasso regionale d'irregolarità dell'8,2% è al di sotto della media nazionale del 10% e inferiore di oltre la metà rispetto a quello delle regioni in maglia nera che sono Calabria (17,9% di occupati irregolari), Campania (14,4%) e Sicilia (14%).

Ma certo c'è chi fa di meglio, in un Olimpo in cui svetta la Provincia Autonoma di Bolzano (6,9%) tallonata da Veneto (7,2%) e Friuli Venezia Giulia (7,4%).

Ecco la mappa del lavoro nero in Italia ricostruita nello studio della Cgia di Mestre su dati Istat relativi al 2023, i più aggiornati a disposizione:

tabella lavoro nero regioni e italia

Fonte: Ufficio studi Cgia di Mestre

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