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Attualità Martedì 06 Ottobre 2026 ore 12:55
Sempre meno sportelli bancari, 855 in meno in 10 anni

La desertificazione bancaria accelera, con 31 territori comunali completamente esclusi dalla rete fisica. E non sempre il digitale aiuta
TOSCANA — In Italia gli sportelli bancari sono passati da 34.146 nel 2008 a 19.140 nel 2025, con una riduzione prossima al 44%. In Toscana, nello stesso periodo, il numero degli sportelli è sceso da 2.541 a 1.410. La contrazione è stata particolarmente intensa tra il 2015 e il 2025, quando in Toscana gli sportelli sono diminuiti da 2.265 a 1.410, mentre i territori comunali privi di sportello sono aumentati da 12 a 31 e quelli con un solo sportello da 39 a 58.
Si scrive desertificazione bancaria, si legge allontanamento dalla rete fisica dei servizi a cui non sempre supplisce - ad esempio per gli anziani - la sostituzione digitale.
Parola di Irpet, che stamani a Firenze ha presentato il suo rapporto su un fenomeno che accelera. "La presenza fisica della banca ha rappresentato storicamente una componente essenziale dell’organizzazione economica dei territori. Lo sportello bancario non ha svolto soltanto una funzione di erogazione di servizi finanziari, ma ha costituito anche un presidio di prossimità, un luogo di relazione fiduciaria tra banca, famiglie e imprese, un canale di accesso al credito e un osservatorio informale sulle condizioni economiche locali", osservano gli analisti Irpet.
E ora tutto questo che è anche un patrimonio immateriale di socialità rischia di venire disperso, con sofferenza specialmente nelle aree periferiche, montane o insulari.
"A partire dalla crisi finanziaria del 2008 - ricostruisce il rapporto Irpet - questo modello è stato profondamente trasformato. La concentrazione del settore bancario, le fusioni tra gruppi, la riduzione dei margini operativi, l’aumento dei vincoli patrimoniali e la diffusione dei servizi digitali hanno favorito un processo di razionalizzazione della rete fisica". E: "La riduzione della rete fisica può essere letta come una rarefazione dei servizi bancari territoriali".
Il caso Toscana
Il caso toscano è particolarmente rilevante: "Sì perché la regione presenta una struttura insediativa policentrica, composta da aree urbane, sistemi manifatturieri locali, territori turistici, Comuni rurali, aree montane e interne".
"In un simile contesto - sottolineano ancora gli esperti - la riduzione della rete bancaria può produrre effetti molto differenziati: nei territori più densi e digitalmente attrezzati può essere assorbita con minori costi, mentre nei Comuni periferici, anziani o dispersi può sommarsi alla rarefazione di altri servizi di prossimità".
Il problema non è dunque solo stabilire dove siano stati chiusi gli sportelli, ma individuare dove la perdita del presidio fisico incontra una domanda locale più fragile o meno capace di utilizzare canali alternativi.
Viaggio nei territori più a rischio
Il rapporto Irpet ha costruito un indice comunale di esposizione alla rarefazione dei servizi bancari, finalizzato a misurare in modo integrato tre diverse dimensioni di rischio:
- la presenza o assenza di presidi fisici e servizi sostitutivi;
- l’intensità dell’offerta rispetto alla domanda potenziale espressa da popolazione e imprese;
- la vulnerabilità demografico-insediativa, misurata attraverso la quota di popolazione anziana e la dispersione dell’insediamento.
La lettura territoriale evidenzia due profili principali di rischio. Il primo riguarda i piccoli Comuni periferici, montani o rurali, dove la debolezza del presidio fisico si somma alla vulnerabilità demografica e alla dispersione insediativa: è il caso di molte aree della Lunigiana, della Garfagnana, della Montagna pistoiese, del Casentino, della Valtiberina, dell’Amiata, della Val d’Orcia, della Maremma interna e di parte della Val di Chiana.
Il secondo profilo riguarda invece alcuni Comuni intermedi o produttivi, nei quali non sempre manca il presidio fisico, ma l’offerta appare sottodimensionata rispetto alla domanda potenziale espressa da residenti e imprese. In questo gruppo rientrano, tra gli altri, parti della Media Valle del Serchio, della Valdinievole, della Valbisenzio, della Piana pratese, del Valdarno fiorentino e aretino e di alcune aree produttive di valle. Sul piano provinciale, le criticità più marcate emergono a Massa-Carrara, Lucca e Pistoia, sia pure per ragioni diverse.
- Massa-Carrara combina fragilità dei Comuni montani e sottodotazione in alcune aree più insediate;
- Lucca presenta criticità diffuse soprattutto nei Comuni montani;
- Pistoia si caratterizza per una bassa intensità dell’offerta nei Comuni intermedi e produttivi di pianura.
Arezzo e Grosseto mostrano valori medi dell’indice complessivo, ma con profili differenti: Arezzo combina fragilità montane e periferiche con sottodotazione in alcune aree produttive, mentre Grosseto presenta soprattutto una vulnerabilità demografico-insediativa elevata.
Firenze, Livorno e Siena si collocano su livelli complessivamente più bassi, con criticità più selettive; Prato rappresenta un caso peculiare, non legato all’isolamento fisico, ma alla forte sproporzione tra domanda potenziale e rete di offerta.Il lavoro suggerisce quindi di affrontare la rarefazione bancaria non come un problema omogeneo, ma come un tema di accessibilità differenziata ai servizi.
"I risultati - illustrano gli studiosi Irpet - mostrano che la criticità cresce al diminuire della dimensione demografica dei Comuni, ma non coincide semplicemente con la piccola scala comunale. I Comuni collocati nei due quintili più critici dell’indice sono 109, pari al 40% dei Comuni toscani, ma raccolgono solo l’11,7% della popolazione regionale, il 9,1% delle imprese e l’8,2% degli addetti. Il quinto quintile, quello più esposto, è composto da Comuni molto piccoli, con popolazione media inferiore a 1.700 abitanti, maggiore incidenza di anziani e minore densità occupazionale".
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