Attualità Mercoledì 18 Marzo 2026 ore 09:25
Neet, più di un giovane su 10 non lavora né studia

Nell'ultimo decennio la percentuale di ragazzi inattivi è crollata, ma sono ancora molti coloro che restano in stallo dopo aver lasciato la scuola
TOSCANA — Più di un giovane toscano su 10 non lavora né studia: sono il 13% i ragazzi e le ragazze che sul territorio regionale sono inattivi dopo aver lasciato la scuola dell'obbligo. I Neet sono tanti, ma la nota positiva è che negli ultimi 10 anni la percentuale è crollata di ben 9 punti.
Il quadro di luci e qualche ombra è stato tracciato dall’Irpet in un'indagine sulla condizione giovanile dei toscani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, che non studiano, non lavorano né si formano.
L’indagine, presentata ieri mattina a Firenze dalla ricercatrice Silvia Duranti nel corso del convegno sul progetto “Talenti in azione” a Sant’Apollonia, è stata elaborata su dati Istat e Regione Toscana. Mette in evidenza come tra il 2015 e il 2024 la percentuale di Neet sia scesa dal 22% al 13%. Il calo rispecchia una tendenza generale in tutta la penisola, ma restituisce per la Toscana un dato sostanzialmente in linea con le Regioni del centro-nord e migliore rispetto alla media italiana, attestata al 18%.
“E’ un fenomeno quello dei Neet che assume diverse sfaccettature a seconda delle diverse componenti demografiche, dei titoli di studio e del livello di attivazione nel mercato del lavoro”, osserva Duranti. I Neet sono soprattutto giovani inattivi (65%, dunque ben due su tre), e disoccupati di breve periodo (22%).
Più ragazzi che ragazze, molti i laureati
Osservando i dettagli che emergono dall’analisi dei sottogruppi, le ragazze doppiano quasi i ragazzi (17% rispetto al 10%).
Inoltre da un lato i Neet aumentano con il crescere dell’età (8% nella fascia 18-19, 13% in quella 20-24, 16% tra i 25 e i 29 anni), dall’altro ad avere una significativa incidenza è l’abbandono della scuola dell’obbligo: un ragazzo su due che smette di studiare precocemente, non lavora né si forma.
Infine a entrare nella condizione di Neet anche un laureato su dieci.
“A destare maggiore preoccupazione sono gli inattivi perché difficilmente intercettabili dalla politiche – spiega la ricercatrice – ma anche chi cerca lavoro, dopo averlo perso, è da attenzionare perché potrebbe sfociare nell’inattività e nella demotivazione”.
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