Attualità Martedì 03 Marzo 2026 ore 18:10
5 toscani su 100 sotto la soglia di povertà assoluta

Il quadro emerge dal nono rapporto su “Povertà e inclusione sociale in Toscana”. Le famiglie più in difficoltà siano quelle con minorenni
TOSCANA — Quasi 5 famiglie toscane su 100 vivono sotto la soglia di povertà assoluta. Sono il 4,9%, ma la percentuale sale al 6,6% tra i nuclei con figli minorenni. E’ quanto emerge dal nono rapporto su “Povertà e inclusione sociale in Toscana”, presentato oggi a palazzo Strozzi Sacrati e basato sui dati relativi al 2024.
Realizzato dal gruppo “Povertà ed inclusione sociale” dell’Osservatorio Sociale Regionale della Regione Toscana, in collaborazione con Anci Toscana, Irpet, Centro regionale di documentazione infanzia e adolescenza, Caritas Toscana e Università di Siena, il rapporto include anche un’indagine Irpet realizzata a Maggio 2025, che evidenzia timidi segnali di miglioramento: se nel 2024 la quota di famiglie che si autodefiniva “povera” o “molto povera” era dell'11,4% (percentuale già in calo rispetto 15,5% del 2023), nel 2025 il dato è sceso al 9,7%. Diminuiscono anche coloro che dichiarano di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà (dal 56,3 del 2024 al 48,5% del 2025).
Il presidente della Regione Eugenio Giani, presente alla presentazione, ha evidenziato come "La fascia di povertà, seppur con dati migliori rispetto alla media nazionale è presente e consistente". Anche se si avverte qualche timido segnale positivo, osserva Giani, "Si tratta pur sempre di una famiglia su dieci che si autodefinisce ‘povera’ e questo rende necessario creare misure specifiche".
“Nel 2024 - ha aggiunto l’assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali Monia Monni - l’incidenza della povertà assoluta in Toscana è al 4,9%, mentre la media nazionale al 6,3%. Il sistema regionale regge meglio del quadro italiano: servizi pubblici diffusi, integrazione tra sociale e sanitario, presenza dei Comuni e delle Società della Salute, collaborazione strutturata con il terzo settore. Ma nel 2008 la povertà assoluta era al 2,4%: vuol dire che in sedici anni è più che raddoppiata”. A crescere è anche la povertà lavorativa. "Quasi il 20% delle famiglie toscane - osserva Monni - non riesce a sostenere una spesa imprevista di duemila euro, circa una su sei fatica già davanti a 800 euro. Il margine di sicurezza economica si è assottigliato”.
Secondo i dati contenuti nel rapporto, il 7,8% degli occupati vivono in famiglie a basso reddito; segno che la presenza di un lavoro non è sufficiente a evitare di avere importanti problemi economici. E questa percentuale sale per i monogenitori con almeno un figlio (dal 7,8 si passa al 12,7%) e i single (11,8%). Si tratta di nuclei in cui l’assenza di un secondo reddito potenziale rende più difficile compensare livelli salariali modesti e più frequente la collocazione al di sotto della soglia di povertà, soprattutto in presenza di carichi familiari.
L’incidenza del lavoro povero risulta fortemente differenziata per settore di attività economica. Nel 2024 i livelli più elevati si osservano in pesca e agricoltura (55,8%), nelle attività di servizi pubblici, sociali e personali (53,6%) e nella ristorazione e turismo (50,6%).
L'assessora regionale si è poi soffermata sulle politiche regionali. “Intervenire presto - ha sottolineato - è una scelta politica strategica: investire nella prevenzione, nel sostegno alla genitorialità, nell’educativa domiciliare, nell’integrazione tra servizi sociali, scuola e sanità significa incidere sulle disuguaglianze future e rafforzare l’uguaglianza delle opportunità. La povertà ha molte dimensioni e livelli e per affrontarne la complessità è necessario promuovere l’integrazione tra politiche sociali, lavoro e salute: rafforzare il lavoro, sostenere i redditi nelle transizioni, integrare sociale, lavoro e salute in una strategia unitaria, concentrare risorse dove la vulnerabilità è più intensa, intervenire ancora più presto quando la fragilità riguarda i bambini”.
Nel 2024 oltre 29mila persone si sono rivolte ai centri di ascolto Caritas presenti in Toscana, con un un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente. La maggioranza sono state donne.
Nel 2024 il bacino maggiore di utenza è stato costituito da stranieri, pari al 60,8% del totale, seppur in calo rispetto agli anni precedenti. Nello stesso anno, il 59,5% delle persone seguite aveva un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, ma si è anche registrato un aumento tra gli over65, pari al 16% del totale.
Dal reddito di cittadinanza all’assegno di inclusione
Il passaggio dal Reddito di cittadinanza (Rdc) all’Assegno di inclusione (Adi) e al Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) ha comportato una forte contrazione della platea di beneficiari di una qualche forma di contrasto alla povertà. Nel 2024, in Toscana, 37.916 persone (19.467 nuclei) risultano beneficiarie di almeno una mensilità di Adi e 3.169 del Sfl, per un totale complessivo di 41.085 persone, a fronte delle 73.134 che beneficiavano di Rdc nel 2023. A questo ridimensionamento dei beneficiari si accompagna, tuttavia, un aumento dell’importo medio riconosciuto, pari a 568 euro mensili per l’Adi contro i 478 euro del RdC nel 2023.
Le risorse pubbliche messe a disposizione delle famiglie in condizione di povertà risultano diminuite: nel 2024 la spesa complessiva era pari in Toscana a 113,2 milioni di euro, contro i 171,9 milioni del 2023 del RdC.
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