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Attualità sabato 11 aprile 2020 ore 16:50

Bandiere a mezz'asta contro le chiusure prorogate

La sede di Confindustria a Prato

Protesta sulle sedi di Confindustria a Prato, Pistoia e Lucca dopo l'ultimo decreto. Scontento anche tra le imprese fiorentine del distretto tessile



PRATO — Gli industriali, come prevedibile, non hanno preso bene il prolungamento dei tempi di chiusura delle fabbriche deciso dal governo con l'ultimo decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che rischia di "segnare una condanna a morte per le imprese", scrivono gli industriali riuniti in Confindustria Toscana Nord. Da qui il gesto di protesta sulle sedi di Prato, Pistoia e Lucca: bandiere a mezz'asta in segno di scontento.

Sebbene infatti ci siano stati, spiegano gli stessi industriali, dei segnali di apertura da parte del governo come la possibilità di accedere alle imprese chiuse quando ciò si rende necessario per adempimenti amministrativi e manutenzione o per spedire e ricevere materiali previa segnalazione al prefetto, resta il fatto che la maggior parte delle imprese è ferma: tra Lucca, Pistoia e Prato, si legge nella nota, lavora il 22 per cento del totale delle imprese manifatturiere, corrispondente al 29 per cento degli addetti. 

Queste le imprese che, a livello provinciale rientrano nei codici Ateco autorizzati alla riapertura. A Lucca il 37 per cento del manifatturiero, corrispondente al 54 per cento degli addetti; a Pistoia il 26 per cento del manifatturiero con il 29 per cento degli addetti; a Prato il 13 per cento del manifatturiero con il 12 per cento degli addetti. In quest'ultimo caso, spiega ancora Confindustria, i dati sono ancora più bassi nel distretto tessile pratese che ingloba anche alcuni comuni del fiorentino e del pistoiese dove solo il 10 per cento delle imprese è in attività. 

La perdita è stata quantificata dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord per l'intera area Lucca-Pistoia-Prato in 88 milioni di euro di valore aggiunto per ogni settimana di chiusura, variabile anche qui da provincia a provincia: Lucca 27,3 milioni, Pistoia 20,5 milioni, Prato 40,1 milioni. 


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