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​Vino: retorica e futuro

di - giovedì 28 settembre 2023 ore 08:00

Era il 1933, ci fu un “Concorso dei Vini in Siena. Il giudizio fu generico: classificarono in vini fini e vini da pasto.

Nel 1937 ci fu un tentativo di classificare i vini con leggi statali, ma non misero radici.

Era il 1945, ci fu la ricostruzione sociale dell’Italia disastrata dalla Seconda Guerra Mondiale. Dal 1945 agli anni ’60 ci fu una crescita disordinata. Nel 1960, in Bolgheri, il Marchese Incisa della Rocchetta, impianta dei vigneti in zona di Castiglioncello di Bolgheri e li chiama Sassicaia (terreno molto ciottoloso). La prima produzione nasce nel 1967. Insieme a molti aspetti tecnici importanti nacquero leggi e norme per migliorare l’enologia e per tutelare i vini: nacque la legge n° 930 del 1963 per avere i vini a DOC e altre categorie IGT. La storia insegna, però, che le nuove leggi, spesso, non sono sufficienti a colmare le diversità che ci sono a livello regionale, nazionale e europea. Nel 1980, nacquero iniziative anche in Val di Cornia che portarono a ottenere le DOC nel 1997. Questa parte di Maremma centrale esplosero, per merito di singoli produttori, moltissimi vini da buono a ottimo e qualcuno eccellente, per esempio nel bolgherese l’Ornellaia, il Masseto, in Val di Cornia il Redigaffi, Gualdo del Re e altri nell’Isola d’Elba. In alcuni anni progredirono con Bolgheri -Sassicaia e Val di Cornia- Suvereto, i quali ottennero la DOCG. Disciplinari complessi e rigidi hanno portato molti produttori a produrre gli IGT con regole molto più elastiche a dimostrazione dell’esigenza dei singoli produttori di avere mano libera per creare prodotti sempre migliori con vitigni sempre più variabili. Ora c’è una certa stagnazione con le DOC e DOCG e sono la nascita di IGT che tengono il tono enologico molto vivo. Le grandi aziende sono sempre ai vertici delle qualità e non hanno tanto bisogno di varie pubblicità. Le piccole e medie aziende ricorrono a un (teatro naturale) composto di retorica enologica, per esempio: come fare della musica classica nei vigneti per “sensibilizzare le uve”, o metterla in cesti e immergerla nell’acqua di mare. Altrimenti con la classica pigiature delle uve con i piedi nudi; Pratiche che provengono dal mondo classico, percorrendo una filosofia con il luogo comune: “una volta si faceva il vino genuino”. Retorica e futuro si mescolano, ma la modernità alla fine vincerà con iniziative di grandi aziende mettendo in pratica tecniche e nuove biologie dentro a grandi cantine verticali nelle quali viti e vini saranno resi quasi perfetti. Forse, ci sarà una parte di consumatori tradizionali che vorranno il vino “genuino” cioè non perfetto per fare comparazioni come quando in una degustazione pubblica si esercita la “difettistica”, anche se non sarà facile trovarla.

Degustandolo mi ha dato le seguenti sensazioni organolettiche. Colore: rosso rubino carico. Olfatto: vinosità armonica e persistente, fruttato di frutti rossi di cui l’amarena. Gusto: pieno, caldo con sentori di liquirizia, persistente e ampio, con retrogusto un poco amarognolo


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