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Cronaca martedì 20 ottobre 2020 ore 16:20

Cava al posto di un laghetto, area sequestrata

I cittadini segnalano alla Procura lo scempio nelle colline di Capolona, intervengono i Carabinieri Forestali che mettono i sigilli. In 4 denunciati



AREZZO — Un'attività investigativa rapida ma molto complessa quella che ha portato al sequestro di un'area di circa 5 ettari nelle colline di Capolona e più precisamente in località "Le Piagge", tra Castellucio e Lo Spicchio.

Vengono presentati al Comune i progetti per la realizzazione di un invaso che doveva annaffiare un futuro noccioleto ma in realtà gli scavi servivano ad estrarre inerti per costruzioni. Questo è quanto ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Arezzo. La dottoressa Laura Taddei, esperta proprio in reati ambientali, ha lavorato gomito a gomito con il nucleo dei Carabinieri Forestali dopo aver ricevuto la segnalazione da parte di un gruppo di cittadini.

Tutto è partito da loro, dal comitato civico La Valle delle Piagge. Proprio su questo il procuratore Roberto Rossi pone l'accento invitando la popolazione a fungere da sentinelle sparse sul territorio. "Per quanto possa essere capillare la presenza delle Forze dell'Ordine non possiamo avere gli occhi ovunque. Specialmente su questo tipo di reati, che assumo una gravità enorme. Una casa si può ricostruire ma una collina no. Deturpare un patrimonio paesaggistico e ambientale equivale a perpetrare un danno irreparabile - afferma il procuratore Roberto Rossi".

Sì, perché di questo sì tratta è stata divorata una collina. La tesi della Procura è quella che dietro la facciata di un'attività "pulita" ne veniva fatta un'altra decisamente "sporca". Estrarre inerti non è un reato, purché tale escavazione venga condotta in aree adeguate e correttamente autorizzate. Due caratteristiche completamente assenti nel caso de "Le Piagge" di Capolona. Anzi, proprio la Regione Toscana si era pronunciata considerando l'area non adibita a cave. L'azienda che ha eseguito i lavori aveva chiesto le autorizzazioni al Comune per costruire un laghetto d'irrigazione ma in realtà i Carabinieri hanno verificato che ciò che veniva fatto era una vera e propria attività di estrazione di inerti.

Così il giudice per le indagini preliminari ha autorizzato il sequestro del cantiere, compresi i macchinari presenti all'interno al momento dell'irruzione dei Forestali. Attualmente sono 4 le persone denunciate e si tratta del proprietario del terreno, del titolare dell'impresa, del progettista-direttore dei lavori e del geologo consulente alla progettazione che dovranno rispondere dei reati di tipo ambientale-urbanistico ma anche di attestazioni false. Il Procuratore Rossi ha tenuto a puntualizzare che l'indagine va avanti. L'obiettivo principale era fermare lo scempio ambientale. Ma non è finita qui.  Adesso la Procura aretina vuole vederci chiaro e passare al "setaccio" l'intero iter burocratico che ha permesso all'azienda di ottenere la concessione ed il celere via libera ai lavori.

A Capolona una collina mangiata da una cava abusiva


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