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Attualità Sabato 15 Agosto 2026 ore 08:30

Isola d'Elba, il Dna nascosto nei nomi di famiglia

Da Corsi a Frangioni, da Muti a Ninci: viaggio tra i cognomi più diffusi sullo Scoglio, tra origini medievali, mestieri e soprannomi divenuti identità



ISOLA D'ELBA — Se i toponimi raccontano la storia di un territorio, i cognomi ne raccontano la gente. Lo spunto arriva dall'ultima fatica del professor Silvestre Ferruzzi, tra i più autorevoli studiosi dell'Arcipelago, che con "Toponomastica delle isole toscane" (Persephone, 242 pagine) ha riportato alla luce centinaia di nomi di luogo dimenticati, frutto di ricerche documentarie e cartografiche iniziate nel 2008. Un lavoro che invita a fare lo stesso esercizio su un altro grande archivio dell'identità isolana: i cognomi.

La copertina del libro di Silvestre Ferruzzi

Chi percorre l'anagrafe dei sette comuni elbani incontra ricorrenti, di paese in paese, alcuni cognomi che sembrano appartenere all'isola quanto il Monte Capanne o le sue miniere. Corsi, Muti, Mazzei, Baldetti, Gasparri, Traditi, Galli, Ninci, Del Buono, Frangioni: dieci nomi di famiglia che raccontano, se li si guarda da vicino, altrettante piccole storie di provenienza, mestiere e carattere.

Corsi è probabilmente il più eloquente. Cognome "etnico", indica l'origine dei capostipiti dalla vicina Corsica: un legame di sangue, oltre che di mare, tra le due isole separate da appena una manciata di miglia, e attraversato per secoli da pescatori, pastori e manodopera stagionale che si spostavano da una sponda all'altra del canale.

Galli, tra i cognomi più diffusi in tutta Italia, ha invece doppia possibile radice: da un lato il soprannome legato all'animale, il gallo, simbolo di vigoria o di vanteria; dall'altro l'etnico latino Gallus, cioè "gallico", memoria di antiche presenze o commerci con genti d'oltralpe.

Oreste Del Buono

Mazzei e Ninci appartengono invece alla grande famiglia dei cognomi patronimici, cioè nati dal nome di battesimo di un capostipite: Mazzei deriva da Mazzeo, forma toscana antica di Matteo; Ninci discende da Nino, vezzeggiativo di Giovanni, con l'aggiunta del tipico suffisso -ci molto diffuso proprio in Toscana. Stessa famiglia per Gasparri, che rimanda a Gaspare, uno dei nomi dei Re Magi entrato nell'onomastica medievale attraverso la devozione popolare e da lì trasformato in cognome di famiglia.

Baldetti è un diminutivo di Baldi, a sua volta legato al nome personale Baldo: radice di origine germanica (longobarda), diffusasi nell'Italia centrale nell'Alto Medioevo, con il significato di "audace", "ardito". Un nome-augurio, insomma, pensato per chi lo portava.

Muti apre invece un piccolo giallo onomastico: gli studiosi lo fanno derivare per lo più da Muzio, altro nome proprio di tradizione classica, contratto poi in Muzi e Muti; meno probabile, ma non da escludere secondo alcuni repertori, un'origine da soprannome legato al carattere silenzioso del capostipite.

Del Buono appartiene invece alla categoria dei cognomi "di soprannome", quelli che fissano per sempre una qualità morale o caratteriale riconosciuta a un antenato: qui, appunto, la bontà. La costruzione con l'articolo (Del) è tipica della Toscana e del Centro Italia.

Più sfuggenti restano le radici di Traditi e Frangioni, cognomi meno diffusi a livello nazionale e proprio per questo più legati a un ceppo locale ristretto. Per Traditi gli onomasti propendono per un'origine da soprannome, forse riconducibile al participio latino traditus ("affidato", "consegnato"), categoria che in passato accoglieva anche i nomi dati ai trovatelli affidati alla comunità. Frangioni, invece, viene fatto risalire da alcuni repertori a un'alterazione di Francioni, cioè "francese", cognome-etnico che testimonierebbe contatti con naviganti o mercanti d'oltralpe; altri lo collegano piuttosto a un soprannome di mestiere, legato al verbo "frangere".

Dietro ogni cognome, insomma, si nasconde una piccola porzione di storia: un mestiere, un carattere, una provenienza, un augurio benedicente affidato a un neonato secoli fa. Come i toponimi studiati dal professor Ferruzzi, anche i cognomi elbani meritano di essere letti come un archivio vivo, capace di restituire — comune per comune, famiglia per famiglia — l'identità plurale di un'isola che ha sempre saputo accogliere e mescolare genti diverse.

Letizia Cini
© Riproduzione riservata


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