Questo sito contribuisce alla audience di 
Toscana Media News quotidiano online.
Percorso semplificato Aggiornato alle 22:12 METEO:FIRENZE-2°6°  QuiNews.net
Toscana Media News - Giornale Online
Martedì 13 Gennaio 2026
Tutti i titoli:
corriere tv
Squalo morde turista in Brasile: il video choc dell'attacco
Squalo morde turista in Brasile: il video choc dell'attacco

Attualità Lunedì 12 Gennaio 2026 ore 17:40

Fine vita, la legge toscana resta in vigore

La sentenza della Corte costituzionale ha cancellato alcune sue parti, ma la legge regionale resta operativa e da subito applicabile



TOSCANA — Rilevato quanto stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza emessa nel Dicembre scorso, la legge toscana sul fine vita rimane in vigore, efficace ed operativa, anche se più asciutta e senza termini perentori nei tempi delle procedure. 

A precisarlo, durante un incontro con la stampa, sono stati il presidente della Regione Eugenio Giani e l’assessora al diritto alla salute Monia Monni. Nessun ulteriore passaggio, nessuna riscrittura: Il testo, tolte le parti individuate dalla Consulta, è immediatamente applicabile.

La legge toscana sul fine vita approvata lo scorso Marzo era stata impugnata dal Consiglio dei Ministri. Impugnazione contro la quale la Regione si era costituita in giudizio davanti alla Corte Costituzionale. “Rispetto al governo, che aveva chiesto la radicale eliminazione della legge - sottolineano Giani e Monni - la Corte ha ritenuto legittimo il nostro intervento" .

“Siamo stati la prima Regione in Italia a trattare questo tema – sottolinea il presidente Giani -. La legge che ci consegna la sentenza della Corte è una legge asciutta ma pienamente operativa. La norma rimane in piedi e il diritto al suicidio medicalmente assistito esercitabile: lo era e continuerà ad esserlo”.

La Consulta, infatti, ha ritenuto che nel suo complesso la legge regionale sia riconducibile all'esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute, ma avanzando alcuni rilievi puntuali, eliminando alcune parti. Ciò, osservano Giani e Monni, senza che "scardinare" l’impianto generale della legge.

Non viene meno, per i giudici, l’obbligo delle Asl a fornire tutte le prestazioni che siano necessarie ad accertare le condizioni gravissime ed irreversibili, peraltro già definite in precedenza dalla Corte in una sentenza del 2019, per accedere al suicidio medicalmente assistito, e rimane saldo il diritto della persona ad ottenere gratuitamente dalle Asl il farmaco e i dispositivi per l’autosomministrazione.  Ugualmente le condizioni per avviare le procedura rimarranno oggi quelle indicate a suo tempo dalla Consulta nel 2019 suscettibili nel tempo di evoluzioni, anche se nel testo della norma regionale non si potranno richiamare, o quelle che vorrà in futuro decidere il legislatore nazionale.

Le parti non applicabili

Quello che delle legge non si potrà più applicare sono le parti in cui la norma originaria prevedeva la possibilità di chiedere attraverso un delegato l’accertamento dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito: per la Corte nessuno può agire al posto dell’interessato, il diritto alla vita è un diritto individuale perfetto. La norma generale peraltro già spiega e garantisce come anche persone immobilizzate o con disabilità possano esprimere consenso o diniego, con strumenti consoni alle loro condizioni.
Ugualmente non sono da ritenere come ‘ordinatori’, ovvero perentori e cogenti, i tempi entro cui rispondere ad una richiesta di suicidio medicalmente assistito. La legge toscana li aveva fissati in modo certo, ma per la Consulta le legge non può su questo essere prescrittiva, al fine da evitare che ai medici sia impedito una valutazione corretta e ponderata del singolo caso. Eliminate queste previsioni, la Corte afferma comunque la necessità di una sollecita presa in carico dell’istanza del cittadino: nel più breve tempo possibile dunque e senza ingiustificato ritardo, come già alcune aziende hanno scritto nelle proprie procedure interne.

“La Corte costituzionale ribadisce per la terza volta, perché lo ha già fatto con due sentenze nel 2019 e nel 2024, che scegliere in merito alla fine della propria vita è un diritto – evidenzia l’assessora Monni -. Lo è quando il dolore cresce ed è destinato a diventare insopportabile e quando la malattia è irreversibile e porti a morte certa, come dice la stessa Corte. E se è un diritto della persona, è dovere della struttura sanitaria pubblica permettere a chi fa questa scelta di esercitarlo”.

“Aggiusteremo le linee guida di cui ci eravamo dotati e che prevedevano tempi dati – chiarisce Monni -. Visto che la Corte ci dice che i termini non possono più essere ordinatori daremo alle Asl tempi indicativi, che poi ovviamente caso per caso saranno verificati dal Comitato etico e dalla commissione competente. Ma il segnale che questo è un diritto che si deve esercitare con premura è fondamentale”.


Se vuoi leggere le notizie principali della Toscana iscriviti alla Newsletter QUInews - ToscanaMedia. Arriva gratis tutti i giorni alle 20:00 direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI

Tag
Iscriviti alla newsletter QUInews ToscanaMedia ed ogni sera riceverai gratis le notizie principali del giorno