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Decreto rilancio, ecco le novità da sapere

Attualità domenica 31 maggio 2020 ore 22:50

Ecobonus del 110%? Bello sì ma non è per tutti

Dal primo Luglio scatta il superbonus per gli interventi di efficientamento energetico ma non è valido per tutti gli edifici. Il rebus della procedura



FIRENZE — Il decreto Rilancio ha introdotto un superbonus per i lavori di efficientamento energetico e miglioramento antisismico delle unità immobiliari a uso residenziale, comprese gli edifici unifamiliari (pertanto non valido per negozi e studi professionali, per fare un esempio). I lavori devono essere eseguiti fra il primo Luglio 2020 e il 31 Dicembre 20121 e il decreto prevede per i proprietari un risparmio fiscale del 110%: chi spende diecimila euro, per capirsi, potrà detrarne dalle tasse undicimila in cinque anni oppure cedere il credito fiscale all'impresa che ha eseguito le opere oppure - e anche questa è una novità - alle banche e ad altri intermediari finanziari (in fondo all'articolo trovate il testo integrale del decreto nella parte che riguarda gli ecobonus, scaricabile).

Detta così sembra una splendida opportunità. Se ci si addentra nelle procedure invece, c'è da mettersi le mani nei capelli.

Fermo restando che ancora non è stato reso noto il regolamento attuativo, è comunque già chiaro che non tutti gli edifici potranno effettuare i lavori che consentono di ottenere il beneficio fiscale.

La condizione di base è mettere in atto un intervento di miglioramento energetico di almeno due classi dell'edificio oggetto dei lavori. Quindi, un qualsiasi condominio che non possieda già un attestato di prestazione energetica dovrà prima di tutto nominare un tecnico professionista e abilitato che, sotto la sua responsabilità, definisca in modo chiaro quale sia la classe energetica attuale dell'immobile e quale possa essere la migliore classe energetica raggiungibile. Perchè se non se ne guadagna almeno due, niente superbonus.

Il passaggio successivo sarà, sempre che ci siano i presupposti per intervenire sull'edificio e migliorarlo di due classi energetiche, il computo metrico delle opere da realizzare e poi l'individuazione di fornitori e imprese edili a cui sottoporlo per i preventivi. Con fornitori e imprese deve essere vagliata anche la possibilità, alternativa alla detrazione fiscale del 110%, di cedere loro il credito d'imposta, il cosiddetto sconto in fattura.

Il credito di imposta può essere ceduto anche a soggetti terzi, come banche e intermediari finanziari, attraverso la piattaforma online dell'Agenzia delle Entrate e il vantaggio sarebbe quello di fare i lavori senza tirar fuori un euro. Però si dovranno pagare alle banche o agli intermediari commissioni e interessi, visto che anticiperanno somme che, attraverso la detrazione fiscale, sarebbero invece recuperate in cinque anni. E sarà necessaria un'asseverazione effettuata da un commercialista o da un Caf che, ovviamente, non lavorano gratis.

Insomma, alla faccia dei proclami del governo sui supersconti, per conquistare l'ecobonus del 110% si dovrà affrontare e gestire una procedura a dir poco complessa. Per non parlare dell'interfaccia con le banche che, anche durante l'emergenza coronavirus, non ha dato i risultati sperati in termini di sburocratizzazione e tempi rapidi. 

Oggi più che mai, la semplificazione può attendere.



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