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Politica Mercoledì 26 Agosto 2026 ore 18:30

Fondazione Meyer, Carrai non sarà più presidente ed è polemica

Marco Carrai

M5s e Avs plaudono la scelta di non confermare il console onorario di Israele, Forza Italia attacca: "Epurazione comunista". Tiepida Casa Riformista



FIRENZE — Alla naturale scadenza dell'incarico di Marco Carrai come presidente della Fondazione Meyer non ci sarà il rinnovo. E il bailamme politico è servito.

Del resto, sulla figura di Carrai si erano addensate moltissime polemiche ormai da tempo. Non tanto legate al suo ruolo nella Fondazione Meyer, ovvero l'organizzazione no profit che sostiene l'ospedale pediatrico fiorentino. Quanto, invece, per essere console onorario di Israele. Così, dal 2023, anno dell'inizio del conflitto nella Striscia di Gaza ancora in corso, le due cariche hanno convissuto tra proteste e rivendicazioni.

Fino ad arrivare, appunto, a oggi. Anche se il presidente della Toscana, Eugenio Giani, frena sul sostituto, indicato in Luigi Salvadori, già presidente di Confindustria Toscana e Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. "Direi di non correre - ha commentato a margine di una conferenza stampa - perché Federico Gelli, che sarà il nuovo direttore generale del Meyer, entrerà in funzione il primo Settembre e dovrà affrontare tutta una serie di aspetti legati sul suo insediamento. E fra questi ci sarà anche la composizione della rosa della Fondazione".

Del resto, è proprio il direttore generale che sceglie il presidente della Fondazione. "Si tratta di un organismo che l'anno scorso, secondo il bilancio, ha portato all'ospedale pediatrico più di 16 milioni, donazioni che vengono da privati, da istituzioni, da attività di beneficenza - ha puntualizzato Giani - la scelta del successore  è indubbiamente è importante, ma non è il primo dei problemi che Gelli dovrà affrontare. Sicuramente sarà una persona autorevole".

"La mancata riconferma di Carrai è una vergognosa epurazione di stampo comunista - ha sbottato Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale - ricorda le campagne di rimozione forzata, arresto o esilio di oppositori politici, dissidenti e membri interni ritenuti infedeli, messe in atto dai regimi di ispirazione marxista-leninista. La mossa decisa da Giani, annunciata in piena campagna elettorale, è un dazio pagato al Movimento 5 Stelle e ad Avs. Una vergogna per la Toscana dei diritti. Carrai viene cacciato soltanto perché è console onorario di Israele, evidentemente una grave colpa per quella sinistra che innalza la bandiera pro Pal, facendone una questione ideologica addirittura a livello territoriale".

"Prima la genuflessione sul reddito di cittadinanza che terremoterebbe i conti regionali, poi il no a tutte le politiche di sviluppo. Ora - ha aggiunto Stella - siamo alle purghe ideologiche. Nel pieno silenzio, ovviamente, dei sedicenti moderati di sinistra, per i quali evidentemente il coraggio non è di casa. Chiediamo a Salvadori di non accettare l'incarico: conosciamo la sua storia, i suoi valori liberali e la sua correttezza e se dovesse accettare sarebbe complice di questa vergognosa epurazione".

E se dal centrodestra piovono critiche, dalla maggioranza arrivano gli applausi. "È un atto dovuto e di rispetto verso i valori di una struttura pediatrica d'eccellenza e verso la storia di pace della Toscana - ha commentato il capogruppo di Avs nell'assemblea regionale, Lorenzo Falchi - da tempo sottolineiamo, insieme a molte voci provenienti dal mondo associativo, sindacale e del personale sanitario toscano l’evidente contraddizione politica ed etica del doppio ruolo di Carrai: da una parte alla guida di un organismo legato all'ospedale pediatrico e dall'altra console onorario di uno Stato responsabile della morte di migliaia di bambini innocenti a Gaza e nella Palestina occupata. Continuare a ignorare questa aperta contraddizione significava mettere a rischio la vocazione stessa del Meyer".

"Abbiamo sempre sostenuto questa scelta insieme alle associazioni e comitati, tra cui Sanitari per Gaza - hanno detto i consiglieri Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti del Movimento 5 Stelle - un atto pienamente coerente con il percorso politico che abbiamo contribuito a imprimere alla Toscana e che perseguiamo, senza eccezioni, nei diversi livelli istituzionali. Dalla legge regionale sul riconoscimento dello Stato di Palestina al lavoro svolto con Firenze Città Operatrice di Pace, Sanitari per Gaza e Hind Rajab Foundation affinché la Toscana assuma un ruolo attivo anche sul terreno dell’accertamento e della punibilità dei crimini di genocidio, fino alla nostra opposizione alle operazioni economiche sull’agrivoltaico riconducibili a interessi di aziende che sostengono la distruzione e lo sfruttamento dei Territori occupati. Il cambio al vertice è un passaggio atteso e necessario di coerenza tra gli indirizzi politici assunti dalla Regione e le scelte che ne conseguono".

Da Casa Riformista, invece, toni più pacati. "A Carrai va il nostro più sincero ringraziamento per il lavoro di grande qualità svolto in questi anni - ha commentato Francesco Casini, capogruppo dei riformisti per Giani in Consiglio regionale - è stato particolarmente importante il lavoro svolto sul fronte della raccolta fondi e del fundraising, che ha consentito alla Fondazione di raccogliere ingenti risorse destinate allo sviluppo e al miglioramento dell’ospedale, a garantire l’accesso alle cure a tanti bambini. In questi anni Carrai ha saputo rispondere sempre con grande eleganza anche ad attacchi politici che riteniamo vergognosi, con i quali si è tentato di mettere in discussione il suo ruolo alla guida della Fondazione Meyer per il fatto di essere console onorario di Israele. Un’incompatibilità che non esiste sulla carta e che, soprattutto, non è mai esistita nei fatti. Chi lo attacca per questo lo fa solo per opportunismo politico".


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