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L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 11 Ottobre 2026 ore 09:00
Gulino, "Occuparsi della propria salute mentale non significa essere malati"

La presidente dell'Ordine regionale degli Psicologi per la Giornata della salute mentale: "Anche in Toscana domanda crescente da parte dei giovani"
FIRENZE — C'è una sofferenza che è impalpabile che, per questo, appare sempre meno reale di quella fisica. Ma la Giornata mondiale della salute mentale, ogni anno il 10 Ottobre, riaccende fortunatamente i fari su una delle grandi tematiche dell'attualità: il benessere psicologico. Una questione che, forse per scarsa dimestichezza collettiva con i concetti e le pratiche utilizzate da chi quotidianamente se ne occupa, talvolta viene sminuita.
Per questo con la presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana, la dottoressa Maria Antonietta Gulino, che dal 2025 è alla guida anche dell'Ordine nazionale, affrontiamo il tema del benessere psicologico al di là della ricorrenza annuale. Di origini palermitane, laureata in Psicologia e da decenni impegnata nella promozione della salute mentale e nell'integrazione della figura dello psicologo nelle scuole e nei servizi territoriali, la dottoressa Gulino parte da un presupposto: interessarsi della propria salute psicologica non significa necessariamente essere malati.
Parlando di salute si pensa sempre all'assenza della malattia fisica, ma esiste un mondo invisibile e spesso sottovalutato legato alla salute mentale. Come e quanto è legata al benessere?
La salute psicologica è una componente molto importante della salute della persona, non qualcosa che interviene soltanto quando compare una patologia. Riguarda il modo in cui affrontiamo quello che ci accade, costruiamo relazioni, gestiamo le difficoltà, prendiamo decisioni e troviamo un equilibrio tra le diverse dimensioni della nostra vita. Possiamo avere un corpo che sta bene e, allo stesso tempo, attraversare una fase di grande sofferenza. E quella sofferenza non è meno reale perché non sempre si vede.
Per questo dobbiamo superare l'idea che occuparsi della propria salute psicologica significhi necessariamente essere malati. Chiedere un aiuto, confrontarsi con un professionista, fermarsi a capire che cosa ci sta succedendo sono comportamenti di responsabilità verso noi stessi. Il benessere psicologico non coincide con l'assenza di problemi: significa anche avere strumenti e relazioni che ci permettano di affrontarli.
Rispetto alla salute e al benessere psicologico quali sono le maggiori difficoltà che incontrano le persone? E in Toscana ci sono dei grandi "temi" ricorrenti?
Le difficoltà sono molto diverse perché cambiano con l'età, le condizioni di vita e le situazioni personali. Oggi vediamo molta richiesta di aiuto legata all'ansia, allo stress, alle difficoltà nelle relazioni, alla solitudine e alla fatica nel tenere insieme lavoro, famiglia e vita personale. Sono condizioni che possono riguardare persone molto diverse tra loro e che non devono essere sottovalutate.
In Toscana, come nel resto del Paese, incontriamo anche una domanda crescente da parte degli adolescenti e dei giovani. E poi ci sono le fragilità legate all'invecchiamento, alla solitudine, alle trasformazioni familiari, alle difficoltà economiche e sociali. Un elemento che considero importante è proprio questo: la salute psicologica risente anche del contesto nel quale viviamo. Per questo è importante rafforzare una rete territoriale capace di avvicinare la psicologia alle persone. In Toscana abbiamo fatto un passo significativo con lo psicologo di base, una figura per la cui istituzione l'Ordine degli Psicologi della Toscana si è battuto con convinzione. Portare l'attenzione psicologica più vicino ai cittadini significa rendere più semplice intercettare un bisogno e, quando necessario, indirizzare la persona verso il percorso più adatto.
Quanto conta allora la prevenzione o intercettare anticipatamente i segni di disagio?
Conta moltissimo. Intervenire presto significa spesso evitare che una difficoltà si trasformi in una sofferenza più profonda e più difficile da affrontare. La prevenzione, però, non può essere soltanto una parola: deve tradursi nella possibilità concreta di incontrare professionisti, avere luoghi di ascolto e trovare risposte accessibili. In questa prospettiva, lo psicologo di base rappresenta uno strumento importante: è una presenza vicina, inserita nel sistema territoriale, che può aiutare a riconoscere precocemente una situazione di disagio e a orientare la persona. Non significa medicalizzare ogni difficoltà della vita, ma avere un punto di riferimento quando quella difficoltà comincia a incidere sul benessere e sulla quotidianità.
Dovremmo inoltre imparare a prestare attenzione ad alcuni segnali: un cambiamento improvviso nelle abitudini, l'isolamento, una forte irritabilità, la perdita di interesse, difficoltà persistenti nel sonno o nella vita scolastica e relazionale. Non significa fare diagnosi a distanza, ma imparare a non ignorare ciò che cambia. Questo vale soprattutto per bambini e ragazzi, ma anche per gli adulti e per le persone anziane. La prevenzione deve quindi entrare nei luoghi in cui le persone vivono: la scuola, la famiglia, i servizi sanitari, i luoghi di lavoro, le comunità. È lì che possiamo intercettare il disagio quando è ancora possibile affrontarlo con strumenti adeguati e senza aspettare che diventi un'emergenza.
Adolescenti e ragazzi: le cronache raccontano un aumento delle criticità e delle situazioni di disagio. Secondo lei corrisponde a realtà e che cos'è cambiato?
Sì, i segnali che arrivano dai servizi, dalla scuola e dai contesti sanitari ci dicono che il disagio giovanile merita oggi un'attenzione particolare. Non parlerei però di una generazione semplicemente "più fragile". I ragazzi stanno crescendo dentro un mondo che è cambiato molto rapidamente e che chiede loro di confrontarsi precocemente con pressioni, aspettative, relazioni e modelli che arrivano anche attraverso il digitale. La dimensione online non è separata dalla vita reale: entra nelle amicizie, nell'immagine che i ragazzi hanno di sé, nel rapporto con il proprio corpo, nelle relazioni affettive.
A questo si aggiungono le incertezze sul futuro e, in alcuni casi, una maggiore difficoltà degli adulti a riconoscere tempestivamente quello che sta accadendo. Per questo non dobbiamo limitarci a intervenire quando il ragazzo sta già molto male. Dobbiamo costruire contesti nei quali possa parlare prima. La scuola può essere uno dei luoghi fondamentali della prevenzione, insieme alla famiglia e ai servizi. E gli adulti devono tornare ad avere un ruolo di presenza: ascoltare, fare domande, accettare anche risposte che possono essere scomode, senza liquidare tutto come una fase o come un problema legato ai social.
Ieri è stata la Giornata mondiale della salute mentale: ci sono state iniziative o ce ne saranno altre nei prossimi giorni in Toscana?
La Giornata della salute mentale è importante soprattutto se riesce a lasciare qualcosa anche dopo il 10 Ottobre. L'Ordine degli Psicologi della Toscana, come facciamo da diversi anni, accompagna questa ricorrenza con momenti di confronto rivolti alla professione e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza. È un'occasione per portare la psicologia fuori dai luoghi specialistici e parlare alle persone con un linguaggio appropriato.
Quest'anno abbiamo scelto di richiamare anche l'attenzione sulla tutela della propria salute: la necessità di affidarsi a professionisti sanitari competenti e qualificati quando si parla di salute psicologica. Oggi in rete troviamo moltissime informazioni e proposte di ogni genere. Vogliamo ricordare che non tutto ciò che viene presentato come benessere o aiuto psicologico offre garanzie di appropriatezza. La salute delle persone richiede formazione, aggiornamento, competenze e una grande responsabilità professionale che il nostro codice deontologico garantisce. La Giornata deve quindi essere anche un momento per ricordare che chiedere aiuto è possibile, che non è un tabù e che non bisogna aspettare di stare malissimo per farlo. Il nostro obiettivo è promuovere questa consapevolezza, perché la salute psicologica ci riguarda tutti, individui, gruppi e comunità e in tutte le fasi del ciclo di vita.
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