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L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 27 Settembre 2026 ore 09:00
Rubellini, "Sull'ambiente servono dati trasparenti e affidabili"

Dalla protezione ambientale alla tutela del paesaggio, passando per il monitoraggio: la funzione di Arpat secondo il commissario che guida l'agenzia
FIRENZE — A prendere le decisioni devono essere le istituzioni e, soprattutto, la politica. Per farlo, però, vale sempre il vecchio adagio di Luigi Einaudi: conoscere per deliberare. Di far conoscere, almeno per quanto riguarda l'ambiente in Toscana, si occupa anche Arpat, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, alla cui guida c'è il commissario Pietro Rubellini. Già direttore generale dal 2021 e laureato in Scienze geologiche all'Università di Firenze, Rubellini ha visto nel corso degli ultimi anni evolversi il lavoro dell'Agenzia regionale. Con un grande obiettivo: fornire dati verificabili e, soprattutto, accessibili.
L'efficacia della tutela ambientale passa anche dalla consapevolezza dei cittadini. Quali iniziative o strumenti di condivisione dei dati ambientali utilizzate o state sviluppando per rendere le rilevazioni di Arpat sempre più accessibili e fruibili alla comunità?
La disponibilità dei dati è parte integrante della tutela ambientale. Arpat rende disponibili sul proprio sito dati ambientali, banche dati, report e bollettini dei monitoraggi, oltre all’Annuario dei dati ambientali, che attraverso indicatori, grafici e serie storiche restituisce una fotografia dello stato dell’ambiente toscano.
Stiamo lavorando per rendere queste informazioni sempre più accessibili e facilmente consultabili. La qualità scientifica deve infatti accompagnarsi alla trasparenza e alla capacità di rendere comprensibili i risultati.
Un elemento fondamentale è l’affidabilità del dato. I laboratori Arpat sono accreditati secondo la norma Iso/Iec 17025, a garanzia della competenza tecnica e della validità dei risultati delle specifiche attività di prova. Ma un dato è realmente utile quando può essere conosciuto e compreso: per questo dobbiamo spiegare che cosa significa una rilevazione, quali tendenze emergono, quali sono le eventuali criticità e quali sono i limiti della conoscenza. L’obiettivo è costruire una comunicazione rigorosa ma accessibile, evitando sia allarmismi, sia semplificazioni. L’informazione, in questo senso, diventa uno strumento di prevenzione e di consapevolezza ambientale.
Gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti, interessano da vicino anche il vostro lavoro? In che modo Arpat sta adeguando i propri strumenti di rilevamento e analisi di fronte a questa emergenza climatica?
Il cambiamento climatico sta modificando profondamente le condizioni ambientali con cui Arpat si confronta quotidianamente. Siccità, precipitazioni intense, maggiore pressione sulle risorse idriche e trasformazioni degli ecosistemi incidono non solo sulla quantità, ma anche sulla qualità delle acque e sull’equilibrio ambientale. Per questo il monitoraggio non può limitarsi a fotografare ciò che è già accaduto.
Occorre essere sempre più capaci di leggere le tendenze, comprendere le relazioni tra i fenomeni e individuare in anticipo i possibili rischi. Il compito di Arpat è produrre dati solidi, renderli accessibili e trasformarli in conoscenza utile alle decisioni. In questo senso il monitoraggio ambientale diventa uno degli strumenti con cui il territorio può rafforzare la propria capacità di adattamento e resilienza di fronte alle sfide climatiche.
La Toscana è al centro di importanti progetti per la transizione energetica (sviluppo della geotermia, eolico off-shore, impianti da fonti rinnovabili). In che modo Arpat riesce a conciliare la tempestività dei pareri tecnici necessari ai processi autorizzativi con il rigoroso controllo dell'impatto ambientale e paesaggistico?
Arpat svolge un ruolo tecnico, basato su dati, monitoraggi e conoscenze scientifiche, a supporto delle istituzioni competenti. Il principio è garantire che le valutazioni ambientali siano fondate su informazioni solide e verificabili e che gli eventuali impatti siano individuati e controllati attraverso strumenti di monitoraggio adeguati.
La tempestività non può essere separata dalla qualità tecnica delle valutazioni. L’obiettivo è quindi mettere a disposizione degli enti competenti dati affidabili e conoscenze aggiornate, mantenendo distinto il ruolo dell’Agenzia da quello dei soggetti chiamati ad assumere le decisioni autorizzative e di pianificazione.
Per quanto concerne le acque interne e la costa toscana, quali sono oggi le principali criticità rilevate? In particolare, quali strategie e tecnologie state mettendo in atto per il monitoraggio degli inquinanti emergenti (come i Pfas) e qual è il contributo dell'imbarcazione scientifica Polaris nella tutela del nostro mare?
Una delle criticità che il cambiamento climatico rende sempre più evidente è quella della disponibilità e della qualità delle acque sotterranee nelle pianure costiere. Un esempio è la Valdicornia, dove negli anni si è raggiunto con difficoltà un equilibrio tra i prelievi, in particolare per l'agricoltura, e la ricarica naturale degli acquiferi. Oggi questo equilibrio è messo sotto pressione dalla modifica della distribuzione delle precipitazioni: piogge più intense e concentrate sono meno efficaci ai fini della ricarica delle falde e questo favorisce l'avanzamento del cuneo salino, con la conseguente presenza di acqua salmastra negli acquiferi e, in alcuni casi, nei pozzi di emungimento.
È una criticità che richiede di considerare la risorsa idrica nel suo complesso, non soltanto in termini di qualità ma anche di disponibilità e capacità di ricarica. Tra le possibili strategie rientrano la ricarica artificiale degli acquiferi e il riutilizzo delle acque reflue depurate per l'irrigazione, così da ridurre la pressione sui prelievi dalle falde e contribuire a ristabilire un equilibrio tra emungimenti e ricarica naturale.
A questa dimensione quantitativa si aggiunge quella della qualità, con la necessità di mantenere alta l'attenzione sui contaminanti emergenti, come i Pfas. Arpat ha ampliato nel tempo le attività di monitoraggio e le capacità analitiche, distinguendo la semplice presenza di tracce dal superamento degli standard di qualità ambientale e lavorando in collaborazione con i gestori del servizio idrico. La disponibilità di dati solidi e verificabili è fondamentale per individuare tempestivamente le criticità e orientare gli interventi.
Per quanto riguarda il mare e la costa, la nuova imbarcazione oceanografica Polaris rappresenta un importante strumento operativo per il monitoraggio dell'ambiente marino e costiero. Consente di effettuare in modo più efficiente e preciso attività di campionamento delle acque, dei sedimenti e del biota, indagini batimetriche e attività specifiche per la ricerca di microplastiche e altri contaminanti. In questo modo Arpat può rafforzare la capacità di seguire nel tempo l'evoluzione degli ecosistemi marini e di individuare eventuali criticità, mettendo a disposizione dati utili sia perla tutela ambientale sia per la valutazione degli impatti delle attività che interessano la costa e il mare.
Infine, gli incendi che hanno interessato la provincia di Pisa — come quello allo stabilimento Delca di Lugnano a Giugno — hanno generato forte preoccupazione per i potenziali rischi legati alla dispersione di microinquinanti. Quali sono state le evidenze emerse dalle vostre campagne di monitoraggio e quale protocollo adotta Arpat per garantire rilievi tempestivi e trasparenti a tutela della salute pubblica e delle filiere locali?
L’incendio della Delca Energy ha richiesto un’attività di monitoraggio articolata, finalizzata a verificare sia la qualità dell’aria sia le eventuali ricadute al suolo. Arpat ha effettuato campionamenti sui filtri delle centraline di monitoraggio del PM10 e su diverse matrici ambientali, tra cui vegetali, grano, foraggio e ortaggi, ricercando in particolare diossine, furani, Pcb e Ipa.
Gli esiti delle analisi hanno confermato l’assenza di contaminazioni significative nei filtri delle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria. Anche gli ulteriori campioni di vegetali prelevati nell’area di interesse non hanno evidenziato contaminazioni. Questi risultati sono importanti perché consentono di valutare non soltanto la situazione immediatamente successiva all’evento, ma anche le eventuali ricadute sul territorio nel periodo successivo all’incendio.
In situazioni di emergenza il principio deve essere quello di intervenire rapidamente, individuare le matrici ambientali potenzialmente interessate, effettuare campionamenti mirati e rendere disponibili i risultati man mano che le analisi vengono validate. La tutela della salute e delle attività presenti sul territorio richiede infatti dati affidabili, trasparenti e comprensibili. Arpat deve garantire proprio questo: controlli tecnici rigorosi e informazioni verificabili, indicando con chiarezza ciò che i dati consentono di affermare e gli eventuali ulteriori approfondimenti necessari.
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