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L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 05 Luglio 2026 ore 09:00
Gozzini, "Sul meteo la sfida maggiore è saper comunicare"

L'amministratore unico del Consorzio Lamma, climatologo e fisico, sulle previsioni e il mestiere di meteorologo: "In Toscana ci sono buone pratiche"
TOSCANA — Il meteo, insieme al calcio, è storicamente l'argomento quotidiano di tanti, tantissimi italiani. E se il secondo, visti anche i risultati della nostra Nazionale, sembra in calo, il primo è più che mai dibattuto: vuoi per i fenomeni più estremi sempre più frequenti, vuoi per la pervasività delle notizie su previsioni, bollettini, allerte e chi più ne ha più ne metta. Così abbiamo sentito Bernardo Gozzini, amministratore unico del Consorzio Lamma, il servizio meteorologico della Toscana che, in questi anni, ha visto cambiare non solo il suo mestiere, ma anche il clima.
Come si spiega la maxi ondata di calore degli ultimi giorni? E, soprattutto, dobbiamo iniziare a considerare ordinario un fenomeno del genere? Spesso sentiamo dire che "in estate è sempre stato caldo..."
La stagione estiva è sempre stata la più calda, questo è chiaro. Ma il caldo di questi ultimi giorni è stato diverso. Innanzitutto, questa ondata di calore è stata particolarmente persistente: 12 giorni consecutivi con più di 35 gradi nell'area di Firenze, Prato e Pistoia. E questa persistenza promette di caratterizzare anche le prossime ondate di calore con cui dovremo fare i conti. Non solo: dobbiamo tenere conto che stiamo comunque parlando di fine Giugno. Abbiamo di fronte a noi ancora il mese di Luglio e quello di Agosto. Ogni anno parliamo di nuovi record per temperature, anche quelle del mare, e durate.
In secondo luogo, queste ondate si distinguono per la vastità dei territori che ne sono interessati. Non parliamo soltanto della Toscana, ma anche di gran parte della penisola italiana e dell'Europa. Proprio per questo, purtroppo, causano anche maggiori perdite di vite umane, colpendo soprattutto le persone più anziane e fragili. Ahinoi, ci sono già statistiche che contano quante persone hanno perso la vita tra Spagna, Francia e Italia. Perché eventi estremi come, per esempio, le alluvioni sono localizzati. Provocano senz'altro danni, anche economici, e morti, ma su territori più ristretti.
Come proseguirà l'estate in Toscana? Dobbiamo aspettarci ondate di calore come quella appena trascorsa?
Intanto c'è stato un cambiamento, con l'abbassamento delle temperature. Iniziamo a respirare, anche se in questo fine settimana torniamo vicini ai 34-35 gradi. Per Luglio, le previsioni dei principali centri meteorologici indicano un mese nuovamente al di sopra della media, con precipitazioni scarse. Com'è noto, la nostra estate è influenzata dal monsone africano che spinge la massa d’aria che è presente sul Nordafrica sul bacino del Mediterraneo. E, dalle indicazioni del monsone, sembrerebbe appunto che anche a Luglio dovremo fare i conti con temperature più calde.
Ad Agosto, invece, le previsioni sono ancora aperte: forse ci avvicineremo più alla media stagionale, o comunque ci troveremo leggermente sopra. Chiaramente, tanto per Luglio quanto per Agosto, non si possono dare previsioni assolute: anche in questo mese ci troveremo a convivere con ondate di calore alternate a passaggi di temporali sparsi, che di tanto in tanto ci daranno un po' di tregua.
Spesso si discute delle allerte meteo, di come vengono decise e della loro frequenza. Com'è cambiato questo strumento nel corso degli anni?
Le allerte sono molto cambiate nel corso del tempo, così come le modalità di comunicarle. Basti pensare che siamo passati dalle parole ai colori: rosso, arancio, giallo, verde. Chiaramente ciò è dovuto anche al miglioramento delle previsioni, che si sono sempre più affinate grazie a strumenti di monitoraggio più diffusi e modelli matematici che possiamo spingere fino a un'approssimazione molto realistica. Di conseguenza, il sistema di allerta cerca sempre di aggiornarsi e adeguarsi.
Anche di recente la Regione Toscana si è attivata sul tema, perché l'esperienza degli ultimi dieci anni ha spinto a una rivalutazione e a dei miglioramenti. Quel che è importante capire è che le previsioni, per loro natura, hanno ancora un grado di incertezza. Sui temporali, per esempio, ci sono ancora margini sulla localizzazione del fenomeno e sulla temporizzazione dello stesso. Ciò che che rileva, allora, è il monitoraggio: nel momento in cui ci troviamo di fronte a un temporale, se lo seguiamo nel suo evolversi, abbiamo maggiori possibilità di agire. Per i cittadini, credo che sia fondamentale capire gli atteggiamenti da adottare in base al colore dell'allerta e per quale tipo di fenomeno è stato deciso di adottarla.
Spesso ci viene detto, per esempio, che un'allerta gialla è stata inutile; o, al contrario, che ne serviva una di colore arancione. Lo capiamo, ma cerchiamo di far capire che non è nostra intenzione sbagliare la previsione, ma che quest'ultima, come tale, sottostà a delle probabilità che non possono essere eliminate.
Per la portata del tema, del cambiamento climatico se ne occupano organismi internazionali come le Nazioni Unite. Ma in Toscana, Regione e Comuni possono fare qualcosa?
Quest'anno, purtroppo, ricorre il trentesimo anniversario dell'alluvione della Versilia. Quasi un anno dopo, è nato il Consorzio Lamma, proprio con l'idea da parte della Regione, insieme al Cnr, di studiare i segnali del cambiamento climatico. Del resto, nel 1996 nessuno aveva previsto quella catastrofe. Già all'epoca, dunque, ci fu la volontà di approfondire la questione.
Nel corso degli anni, poi, sono cambiate le cose. Posso dire che mi sembra proprio che ci siano dei tentativi di fare la propria parte, anche su scala regionale. Penso, per esempio, al Comune di Firenze, che ha attivato una cinquantina di presidi, soprattutto per gli anziani, durante i giorni di caldo estremo. Altri Comuni, invece, hanno iniziato ad aumentare il verde urbano per ridurre le isole di calore, mentre la stessa Regione ha fatto una legge per definire le aree dov’è possibile installare gli impianti fotovoltaici ed eolici per incentivare la produzione l'energia rinnovabile, che non ha impatto sul surriscaldamento globale.
Dunque, direi che qualcosa viene fatto. Chiaramente, si potrebbe far di più, ma non è affatto semplice. Si tratta di temi su cui è complicato intervenire, perché spesso la politica ha a che fare con scadenze elettorali ravvicinate, mentre le misure di contrasto al cambiamento climatico richiedono una visione di medio e lungo termine. Non si vedono risultati nell'immediato, insomma. Ma tra qualche anno, laddove si è scelto di intervenire, si trarranno dei benefici.
Quanto è difficile fare previsioni nell'epoca dei social? O, meglio: quanto è difficile comunicare bene le previsioni?
La sfida più complessa, e per questo più accattivante, è proprio questa: il saper comunicare. In un bollettino meteo, in due o tre righe e con una mappa, dobbiamo cercare di descrivere tutti i fenomeni. Spesso, però, c'è chi legge soltanto le tre righe oppure guarda soltanto la mappa. Per questo, da parte nostra, c'è la volontà di comunicare sempre meglio e sempre di più, anche sui social, cercando di descrivere in maniera divulgativa i fenomeni che avvengono nella nostra regione, oppure quelli che non avvengono ma che sarebbero dovuti accadere. Facciamo anche dirette su Facebook, in modo che tutti coloro che sono interessati possano tenersi informati.
Questo aspetto è particolarmente importante. La comunicazione al cittadino dev'esserci sempre, perché ha il diritto di essere informato in modo adeguato, comprensibile e semplice. A questo, però, sarebbe importante aggiungere anche alcuni aspetti pratici, come effettuare delle esercitazioni in caso di eventi estremi, oppure pensare a dei momenti pubblici per la presentazione dei Piani di Protezione civile nei singoli comuni. Questo per far capire al cittadino come dietro al colore di un'allerta meteo c’è un intero sistema, una macchina che si muove in base alle previsioni meteo. Ci sono tanti elementi che rientrano nelle valutazioni finali.
Va anche detto, poi, che a volte i canali social possono anche aiutarci. Per certi fenomeni, infatti, siamo ciechi: sulla neve, per esempio, non disponiamo di nivometri in città come Firenze, ma soltanto in montagna. Quando accade una nevicata a bassa quota, o ci rivolgiamo alle webcam, che però difficilmente ci possono dare dati precisi, oppure seguiamo dei canali dove vengono scambiate continuamente informazioni al riguardo. Da qui possiamo risalire all'altitudine e avere un quadro più chiaro. Insomma, a volte anche i social possono contribuire.
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