Cronaca Mercoledì 18 Febbraio 2026 ore 09:50
Soldi sporchi su conti esteri sequestrati al rientro in Italia

La Finanza è riuscita a intercettare il denaro, arrivando a sequestrare asset finanziari acquisiti fin dal 1976 per un valore di 700mila euro
FIRENZE / LIVORNO — Dal 1976 in qua, aveva dirottato su conti esteri soldi sporchi, con l'obiettivo di restituire loro un'apparenza lecita e di sottrarli a misure ablative: sulla base di questa ipotesi investigativa, la guardia di finanza di Firenze ha intercettato quei denari al loro rientro in Italia, ponendo sotto sequestro beni per un valore di oltre 700mila euro riconducibili a una persona di origini calabresi ma residente a Livorno, ritenuta "socialmente pericolosa".
Proprio la procura della città costiera ha coordinato l'operazione che ha portato a sequestrare asset finanziari rientrati dall’estero fra conti correnti, dossier titoli e vaglia non trasferibili. Secondo gli inquirenti, quei denari sarebbero stati precedentemente occultati in un paradiso fiscale straniero dopo esser stati "acquisiti negli anni 1976, 1997 e 1999, ovvero nel periodo della sua pericolosità, definito tra il 1974 e il 2017". Ora saranno gestiti dagli amministratori giudiziari nominati dal tribunale di Firenze.
Le Fiamme Gialle hanno illustrato in una nota i dettagli delle indagini: "Tali capitali - spiegano - erano stati in larga misura detenuti all’estero al fine di sottrarli a possibili misure ablative e di attribuire loro un’apparente origine lecita, simulandone la derivazione da ordinarie operazioni di natura immobiliare e finanziaria".
Nel corso delle indagini sequestri per oltre 11 milioni di euro
"Il provvedimento costituisce estensione di precedenti sequestri eseguiti dalle stesse Fiamme Gialle tra Maggio e Settembre 2023, per un ammontare di oltre 11 milioni di euro, ed è frutto di ulteriori accertamenti svolti di iniziativa dal Gico, il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata, del nucleo di polizia economico-finanziaria allo scopo di intensificare le indagini patrimoniali oltreconfine".
Alla base della misura di prevenzione patrimoniale ci sono stati due presupposti ritenuti essenziali:
- il “profilo soggettivo”, ossia la pericolosità sociale, trattandosi di persona fisica gravata sin dal 1967 da più denunce e condanne per vari reati tra cui usura, falsificazione di monete, ricettazione, estorsione, lesioni personali, sequestro di persona e violenza privata, detenzione e porto abusivo d’armi
- il “profilo oggettivo”, ossia la sproporzione del patrimonio, direttamente e indirettamente nella sua disponibilità, accumulato in decenni di attività, rispetto alla capacità reddituale manifestata.
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