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Attualità sabato 25 aprile 2020 ore 19:15

Lockdown, dove picchia più duro in Toscana

azienda

Secondo un'analisi di Irpet sull'impatto dei decreti anti-Covid il prezzo più alto lo pagano le periferie urbane. Ma il conto è salato anche altrove



FIRENZE — I primi dati elaborati da Irpet (l'Istituto regionale di programmazione economica della Toscana) sull'impatto dei provvedimenti adottati dal Governo confermano che la Toscana è stata una delle regioni più colpite dal cosiddetto "lockdown" scattato dopo i decreti dell'11 marzo sulla chiusura delle attività terziarie e del 22 marzo sullo stop alle attività manifatturiere. A far soffrire particolarmente la Toscana è proprio l'elevata densità di aziende operanti nel manifatturiero e nel "Made in Italy", particolarmente vocate all'export e costrette a rimanere chiuse. 

Gli effetti delle chiusure, però, hanno avuto impatti di diverso peso che dipendono dalla distribuzione geografica delle diverse specializzazioni. Partendo proprio dall'analisi della loro collocazione sul territorio regionale, Irpet ha rilevato che il peso maggiore delle chiusure si è concentrato sulle zone suburbane e nelle prime periferie in cui si concentra la maggior parte delle imprese manifatturiere che impiegano la gran parte della popolazione che in quelle aree risiede. In termini percentuali, nelle cinture periferiche è proprio l'industria a registrare il maggior numero di addetti sospesi: oltre il 60 per cento nei poli urbani e il 70 per cento nelle cinture periferiche a fronte di una minore penalizzazione dei servizi che vedono a casa il 40 per cento degli addetti nelle aree urbane e il 50 per cento nelle cinture periferiche.

Particolarmente penalizzata risulta la Toscana Centrale, dove si colloca ad esempio il distretto tessile, fermo nel 90 per cento delle sue imprese e tra i comparti più scalpitanti per riaprire subito vista anche la forte vocazione all'export.

I rischi del lockdown rilevati dall'analisi di Irpet, comunque, sono elevati anche nelle zone "ultraperiferiche" più vocate al turismo. Qui, spiega Irpet, pesa fortemente l'Isola d'Elba e le chiusure delle attività come alberghi e ristoranti potrebbero dare, spiega l'istituto, un colpo letale a un tessuto produttivo che vive praticamente di un unica specializzazione. 


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