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Attualità mercoledì 16 marzo 2022 ore 20:19

Rincari, ecco quanto costano alle famiglie toscane

Quanto è esposta economicamente la Toscana? Lo ha calcolato l'Irpet valutando il contraccolpo sui prezzi e sui bilanci delle famiglie toscane



FIRENZE — Dopo due anni di pandemia e con il Pil che aveva ripreso a crescere, i nuovi rincari si sono abbattuti sulle famiglie toscane ad iniziare dai costi energetici dovuti al delicato quadro internazionale seguito alla invasione dell'Ucraina.

Gli esperti dell'Istituto di programmazione economica regionale hanno calcolato il contraccolpo economico su famiglie e imprese toscane.

L’Irpet ha calcolato quanto il sistema produttivo sia esposto rispetto alle domande di beni e servizi dalla Russia, quanto la Toscana dipenda dai prodotti russi per le sue produzioni, quanto la guerra potrà influire sui prezzi e di conseguenza sui bilanci delle famiglie.

Per le famiglie il rischio è un’inflazione annua aggiuntiva del 3,5 per cento, con punte del 13,6 per cento sulle spese legate al riscaldamento e illuminazione della casa, del 6,1 per cento per interventi di manutenzione e acquisto di mobili, il 7,7 per cento sui trasporti, l’1,5 per cento su alberghi e ristoranti. Per i soli effetti di un eventuale raddoppio dei costi energetici i prezzi sugli alimentari rischierebbero di crescere del 2,7 per cento: ma se raddoppiassero anche i prezzi dei prodotti agricoli che la Toscana importa, si sommerebbe un incremento di altri 5 punti. E l’inflazione potrebbe arrivare all’8 per cento.

Nel 2021 mediamente l’8 per cento del bilancio di ogni famiglia era destinato alle spese di energia elettrica, gas e carburante per l’auto.

A Gennaio 2022, in conseguenza dell’aumento dei costi energetici registrati già prima del conflitto in Ucraina, l’incidenza aveva raggiunto il 13 per cento. La guerra rischia di portarla ora al 14 per cento.

La stima sui bilancio di una famiglia è pari a 2200 euro di spesa aggiuntiva in un anno.

Sulle famiglie con i redditi più bassi, la spesa per luce, riscaldamento e carburante potrebbe incidere per oltre un terzo del reddito disponibile, quasi il doppio rispetto al pre pandemia.

Il quadro economico su materie prime e produzione industriale

La più esposta è l’industria dei macchinari, dove le esportazioni in Russia pesano per quasi il 9 per cento del valore aggiunto di tutto il settore, a seguire l'industria estrattiva, meccanica di precisione, industria chimico farmaceutica e altri comparti della metalmeccanica. La moda dipende dalla domanda russa per l’1,1 per cento ma il comparto in Toscana vale oltre un quarto dell’intera produzione industriale.

Sono poco più di 1800 le imprese toscane che esportano sul mercato russo: lo 0,5 per cento di tutte le aziende della regione, con un’incidenza media sui fatturati dell’1,5 per cento. Le prime 30 aziende più esposte coprono da sole il 50 per cento delle esportazioni totali e si concentrano nei settori manifatturieri.

Secondo Irpet il rischio maggiore è sulle importazioni dalla Russia come la dipendenza sul fronte energetico. I settori più esposti alla crisi sono quello estrattivo, della raffinazione petrolifera e delle utilities. Un terzo della produzione dei settori chimico-farmaceutico e alimentare può risentire del blocco delle importazioni dalla Russia e un quarto della produzione del comparto moda. Il più esposto, tra i servizi, è il il settore di trasporto e magazzinaggio.

Nel caso di un raddoppio dei prezzi delle materie prime provenienti dalla Russia, i prezzi alla produzione crescerebbero del 19,3 per cento per la raffinazione, del 3,6 per cento per l’estrattivo e dell’1,9 per cento per le utilities. Se l’aumento coinvolgesse questi settori in tutto il mondo, l’impatto sui comparti più energivori come la lavorazione dei minerali sarebbe tra l’11,4 e il 13,3 per cento di aumento, per la carta del 5,6 per cento e per il chimico-farmaceutico del 5.9 per cento.


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