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lunedì 26 agosto 2019

Cronaca venerdì 15 maggio 2015 ore 17:32

Abusi al Forteto, ultimo capitolo

Lunghissima requisitoria del pm Ornella Galeotti al processo contro Rodolfo Fiesoli e 22 suoi collaboratori, accusati di abusi e violenze sui minori



FIRENZE — Tutti gli imputati sono accusati di maltrattamenti, il fondatore Rodolfo Fiesoli anche di violenze sessuali e abusi.

Nella sua ricostruzione il pm ha evidenziato che la comunità di recupero per minori disagiati del Forteto nacque nel 1977 come cooperativa agricola e poi  fu presto considerata un luogo di eccellenza educativa nonostante che nel 1978 si fossero verificati i primi arresti fra i promotori della comunità.

Il pm ha ricordato anche che negli anni '70 Fiesoli fu segnalato a Prato "per aver mostrato il membro ai giovani del quartiere La Querce".

"Con questi precedenti - ha detto Galeotti - non si capisce come Fiesoli possa essere stato accreditato di attitudini educative. Da chi e perchè?.

"Il Forteto nacque come cooperativa agricola ma gli si affidarono malati psichiatrici e minori anche se nello Statuto non era previsto questo scopo sociale - ha detto il pubblico ministero - Fu questa un'insolita opzione di fiducia completamente irrazionale ed eccentrica".

Il pm ha poi parlato a lungo dei maltrattamenti, a partire da quelli collegati alla disposizione di Fiesoli di separare all'interno della comunità gli uomini dalle donne, comprese le coppie sposate.

"Al Forteto Fiesoli teorizzava l'omosessualità fra minori come pratica per superare la fase adolescenziale e per sostenere il confronto con le donne definite troie e puttane - ha spiegato Galeotti - Ci sono solo maschi che testimoniano di aver subito abusi sessuali da Fiesoli, anche quando erano minori. Perchè nessuna ragazza è venuta a dirci di essere stata insidiata da lui?".

"Fra gli altri metodi usati da Fiesoli c'era la sistematica denigrazione della famiglia di origine per accentuare il distacco - ha proseguito il pm - Distacco ottenuto anche con la censura sulla posta e l'interdizione a telefonare". Secondo il pm, l'obiettivo era isolare i ragazzi dalle famiglie, inglobarli nella comunità e convincerli "che gli atti omosessuali che subivano da Fiesoli e da altre persone erano a fin di bene".



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