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Attualità lunedì 06 maggio 2024 ore 16:15

Suvignano, riapre la cappella di Santo Stefano

La tenuta di Suvignano

Per la tenuta strappata alla mafia da oltre vent'anni, la Regione ha chiesto un intervento anche del Governo al fine di garantirne le attività



MONTERONI D'ARBIA — Nella tenuta di Suvignano, il bene più vasto mai confiscato alla mafia nell'Italia centrale, è stata riaperta al culto la cappella di Santo Stefano, un piccolo edificio dedicato alla preghiera e che fa parte della storia dell'immensa proprietà sulle colline di Monteroni d'Arbia e Murlo.

La vicenda della tenuta di Suvignano è cominciata nel 1996, quando le quote dell'azienda agricola che vi operava furono sequestrate in quanto appartenenti a un imprenditore facente parte di Cosa Nostra. La confisca in via definitiva è arrivata nel 2007, quindi è stato effettuato il trasferimento all'Ente Terre Regionali Toscane, l’agenzia dedicata alla valorizzazione del patrimonio agricolo-forestale per la realizzazione di attività legate all’interesse pubblico.

La riapertura della cappella ha costituito un momento in cui la Regione, per voce del presidente Eugenio Giani, ha fatto richiesta di intavolare delle sinergie con lo Stato, affinché anche il Governo possa dare un sostegno alla tenuta dal punto di vista economico.

Di recente, all'interno della tenuta, è stato presentato anche l'Ostello della Legalità, finanziato con risorse regionali e che presto avvierà le attività ricettive facendo da tappa per ragazze e ragazzi impegnati contro le mafie e per turisti appassionati di cammini lungo la via Francigena.

Suvignano è una tenuta di 638 ettari, in cui sorgono 13 immobili da ristrutturare, 4 laghetti naturali. Oggi già funzionano un agriturismo, ospita iniziative contro la criminalità organizzata con i giovani, accanto a attività cerealicole e ulivicoltura ed è attivo il Centro regionale per le competenze agroalimentari tradizionali.


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