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Attualità lunedì 06 settembre 2021 ore 08:45

Mattarella durissimo con i no-vax

Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Duro monito del Presidente della Repubblica Mattarella che segue giorni di proteste sul vaccino. "Non vaccinarsi mette a rischio la vita altrui"



PAVIA — "Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui". Queste le dure dure parole che arrivano dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il suo intervento all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Pavia.

Per Mattarella chi pretende di non fare il vaccino, "con l'eccezione di chi non può per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà". 

Il capo dello Stato è intervenuto sul tema della salute come bene pubblico sottolineando il dovere "morale e civico della vaccinazione".

E sulle minacce affiorate in questo periodo contro medici, scienziati, giornalisti e persone delle istituzioni il Presidente ha aggiunto: sono "fenomeni allarmanti e gravi che vanno contrastati con fermezza, anche sanzionando con doveroso rigore".

Desidero rivolgere un saluto di grande cordialità a tutti i presenti, alle Ministre Messa e Bonetti, al Ministro Giorgetti, al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia, al Sindaco e, attraverso di lui, ai suoi concittadini.

Un saluto al Corpo accademico e uno particolare agli studenti, con molti auguri, in questa Università di altissimo prestigio e di altissima storia.

Qui sotto il discorso integrale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"Ringrazio il Magnifico Rettore per l’invito a essere presente a questa inaugurazione dell’Anno accademico.

Seicentosessant’anni rappresentano una lunga storia di grande importanza. La rete dei nostri Atenei raccoglie università antiche e università recenti, tutte preziose. Molte di quelle recenti hanno acquisito velocemente una capacità di ricerca e di insegnamento di grande livello, di grande prestigio. Le università antiche hanno un ruolo particolare, non soltanto perché hanno svolto nel corso del tempo la conservazione e la trasmissione della conoscenza e dell’insegnamento accademico, ma anche perché mantengono oggi - accompagnate come avviene qui, in questo Ateneo, da una moderna concezione di insegnamento, di ricerca, di attività - il collegamento con il progresso scientifico che nel corso dei secoli si è sviluppato e continua a svilupparsi.

Poc’anzi il Magnifico Rettore ci ha illustrato le caratteristiche, le iniziative, i progetti di ricerca così avanzati di questa Università; ci ha anche sottolineato quanto sia radicato nella storia con le grandi figure che sono passate in questo Ateneo nel corso del tempo, insegnandovi e distribuendo progressi scientifici e conoscenza.

Ci ha anche ricordato le ragioni che hanno spinto i Visconti a istituire questo ateneo: la terribile pestilenza che seguì alla guerra e all’assedio, le sofferenze drammatiche, l’investimento intelligente e lungimirante sui giovani e sulla loro formazione.

Questa stessa intuizione, questo stesso criterio, questa medesima scelta è quella che ha compiuto l’Unione europea con il Next Generation. Questa è stata la spinta, il criterio, la condizione che ha permesso di impegnare un grande progetto europeo che ha raccolto i Paesi membri per il futuro dei nostri giovani. L’investimento sulla prossima generazione manifesta consapevolezza del futuro e dei doveri che vi sono nei confronti dei giovani e delle future generazioni. Per questo è importante quanto il Rettore sottolineava e quanto prima di lui la Ministra Messa indicava: l’esigenza di consolidare, rafforzare, diffondere, ampliare l’insegnamento universitario; ampliarlo nella platea degli studenti.

Vorrei riprendere una considerazione fatta dal rappresentante degli studenti poc’anzi. Ci ha posto in guardia dalla contrapposizione tra ricerca dell’eccellenza nella ricerca e nell’insegnamento e diffusione della conoscenza.

Questa contrapposizione sarebbe inaccettabile. Ma non può esistere, perché le due esigenze in realtà coincidono. L’eccellenza della conoscenza è garantita da una platea amplissima di coloro che accedono all’istruzione, alla conoscenza e alla ricerca.

Una platea completa, totale, senza discriminazioni di alcun genere consente l’emersione di talenti e di capacità che altrimenti rimarrebbero inespresse.

La storia ci consegna, ci presenta tante figure di scienziati che hanno fatto scoperte importanti, autodidatti. Ma quanti di più sarebbero stati se l’istruzione fosse stata aperta davvero a tutti? Nel corso della storia quanti talenti, quante capacità di donne e uomini sono rimaste inespressi perché non vi era possibilità di accedere alla conoscenza. Questo è uno dei doveri dell’oggi: quello di ampliare la base di coloro che partecipano alla conoscenza, di renderla completa, senza esclusioni. Anche perché è inaccettabile il divario che vi è di percentuale di laureati tra il nostro Paese e la media dell’Unione europea.

Questa esigenza va sottolineata con maggiore convinzione, oggi, dopo quello che abbiamo attraversato in questo anno e mezzo di pandemia e i debiti che abbiamo nei confronti della scienza e della ricerca.

Poc’anzi, il Professor Bruno ci ha reso evidenti, non soltanto con l’ultima citazione fatta ma con tutto lo sviluppo della sua esposizione, quanto dobbiamo alla scienza, quanto questa ci ha consentito in tempo straordinariamente breve di superare i pericoli maggiori della pandemia.

Questa condizione sottolinea non soltanto la riconoscenza nei confronti della scienza e della ricerca ma il dovere di sorreggerla, non soltanto in momenti di emergenza, ma in qualunque tempo e in qualunque circostanza e condizione.

Il Professor Bruno ha anche fatto un riferimento alla salute come al bene pubblico. Vorrei riprendere questa considerazione, questa opportuna considerazione, che richiama alla responsabilità sociale e richiama in questo momento, in questo periodo, al dovere – vorrei dire anche qui - morale e civico della vaccinazione.

Questo è lo strumento che, in grande velocità, la comunità scientifica ci ha consegnato per sconfiggere il virus, e sta consentendo di superarne le conseguenze non soltanto sulla salute, ma anche economiche e sociali.

Questo è lo strumento che la scienza ci ha consegnato in breve tempo, in tempo straordinariamente breve – ripeto - con una grande collaborazione internazionale. Anche qui il mondo scientifico è stato di esempio nella comunità internazionale, richiamando l’utilità, l’importanza e la irrinunziabilità della cooperazione internazionale sotto ogni profilo, non soltanto quando vi sono emergenze sanitarie.

Questo richiama nel nostro Paese, come in tutti, al senso di responsabilità comune, che ciascuno deve avvertire. Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione, perché quell’invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui.

Chi pretende di non vaccinarsi - naturalmente con l’eccezione di coloro che non possono farlo per motivi di salute - e comunque di svolgere una vita normale, frequentando luoghi condivisi, di lavoro, di intrattenimento, di svago, in realtà costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunziare a prospettive di normalità di vita, a quella che poc’anzi la Ministra Messa chiamava ‘la possibilità di impadronirsi e di recuperare in pieno luoghi, modi, tempi di vita’.

Ma io vorrei pensare soprattutto alla stragrande parte dei nostri concittadini che invece, con grande senso di responsabilità, ha adottato scelte e comportamenti responsabili, appunto.

Ma non posso non dire una parola sui fenomeni e sulle espressioni di violenza, di minacce che affiorano in questo periodo contro medici, contro scienziati, contro giornalisti, contro persone delle istituzioni. Sono fenomeni allarmanti e gravi che vanno contrastati con fermezza.

La violenza e la minaccia di violenza va anche sanzionata con doveroso rigore, per tutelare coloro che - la stragrande maggioranza dei nostri concittadini – ha adottato comportamenti responsabili, avvertendo il comune dovere di solidarietà.

Questa capacità dei nostri concittadini - che meritano apprezzamento costante nella stragrande maggioranza della composizione del nostro Paese - ha consentito la ripresa. Gli atenei riprendono in presenza, le scuole riaprono, e contiamo che riaprano in regolare condizione. L’economia è ripartita. Oggi il governo ha fatto presente che i dati della ripresa economica sono di straordinario carattere positivo.

Tutto questo è stato possibile, tutto questo è possibile e sarà sempre più sviluppato perché contrastiamo la pandemia con comportamenti responsabili, con la vaccinazione, con comportamenti di prudenza che non contrastano con la normalità della vita.

Questo è quello che fa la stragrande maggioranza dei nostri concittadini. E nei loro confronti desidero esprimere apprezzamento, riconoscenza e ammirazione per il senso di responsabilità.

In questo, su questo versante dei doveri civici, gli atenei hanno un grande ruolo da svolgere. Come questo Ateneo, sono comunità di vita, aperte, non soltanto al territorio ma al mondo, che consentono cioè di formare e trasmettere, oltre che conoscenza, indicazioni, criteri e modalità di comportamento.

Questo gli atenei fanno nel nostro Paese con grande efficacia. Il loro ruolo è prezioso e desidero ancora una volta manifestare l’apprezzamento per quanto fa la rete dei nostri atenei, l’apprezzamento per questa Università e il ringraziamento al Rettore per quello che fa sul piano della conoscenza e dell’insegnamento.

Grazie e auguri. Buon Anno accademico!"

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