Attualità Giovedì 09 Luglio 2026 ore 14:55
Calano i piccioni in città, 60% in meno in 20 anni

Tra il 2004 e il 2024 gli esemplari urbani a Pisa sono passati da circa 13mila a meno di 5000. Uno studio dell'università spiega perché
PISA — A Pisa la popolazione urbana di piccioni si è ridotta del 60% in vent’anni, passando da circa 13mila a meno di 5.000 esemplari, con un calo particolarmente evidente nel centro storico, dove la diminuzione ha superato il 65%. E' quanto emerge da uno studio dell’Università di Pisa, che analizza i fattori che possono aver contribuito al forte calo della presenza di colombi in città.
Lo studio, firmato da Luca Marinoni, primo autore, e da Lorenzo Vanni, Giulia Cerritelli, Sara Cioccarelli, Anno Gagliardo, Resi Mencacci, Enrica Pollonara e Dimitri Giunchi è stato pubblicato sulla rivista Urban Ecosystems, e analizza l’andamento della popolazione di colombo tra il 2004 e il 2024. “Disporre di dati che coprono un arco di tempo così lungo è piuttosto eccezionale -spiega Dimitri Giunchi, docente di Etologia del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa - e ci ha permesso di osservare cambiamenti che normalmente sfuggono agli studi di breve periodo".
Secondo lo studio, la riduzione non può essere attribuita a una singola causa, ma appare più probabilmente legata all’integrazione di diversi fattori concomitanti che, nel complesso, hanno modificato l’ambiente urbano e ridotto le risorse disponibili per i colombi. Tra questi sembra avere avuto un peso rilevante il nuovo sistema di gestione dei rifiuti, con l’introduzione della raccolta porta a porta e dei contenitori interrati, che ha verosimilmente limitato l’accesso a fonti di cibo facilmente disponibili. A questo si sono probabilmente aggiunti altri elementi, tra cui gli effetti della pandemia e del lockdown sulla presenza di persone nel centro storico. “La popolazione di colombi urbani a Pisa è crollata nell’arco di vent’anni senza che in città fossero attuati programmi specifici di controllo della specie - sottolinea Giunchi - Le evidenze raccolte indicano che la riduzione è soprattutto collegata alla minore disponibilità di risorse, più che agli abbattimenti effettuati nelle aree agricole, che in ogni caso, vista la capacità riproduttiva molto elevata dei piccioni, spesso, da soli, non producono risultati evidenti e duraturi”.
“Questo studio - conclude Giunchi - dimostra come un monitoraggio costante delle popolazioni urbane e una gestione attenta dell’ambiente cittadino possano diventare un modello efficace per la convivenza con la fauna nelle città. Nel caso dei piccioni, la misura più importante resta ridurre l’accesso alle fonti di cibo legate alle attività umane, intervenendo sulle cause che favoriscono la loro presenza piuttosto che sugli animali stessi”.
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