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Attualità Martedì 14 Aprile 2026 ore 14:12
Un virus "termometro" per monitorare il diabete

Lo studio dell'Azienda ospedaliero universitaria pisana pone le basi per l'utilizzo del Torque teno virus come come biomarcatore dinamico
PISA — Un virus innocuo che vive nel nostro sangue potrebbe diventare un prezioso alleato per monitorare lo stato di salute dei pazienti con diabete. Parola dei ricercatori dell'Azienda ospedaliero universitaria pisana, autori di uno studio che vede protagonista il Torque Teno virus, la cui presenza, spiegano gli esperti, sarebbe più alta proprio nelle persone affette da questa patologia.
La ricerca pone così le basi per il suo utilizzo come come biomarcatore dinamico: un vero e proprio "termometro" capace di riflettere l'equilibrio immunometabolico del paziente diabetico, aiutando i medici a personalizzare sempre di più le strategie di cura.
Lo studio multicentrico, pubblicato su Scientific Reports, è coordinato da Giuseppe Daniele, dell’unità operativa Malattie metaboliche e diabetologia e dell’Aoup diretta da Giuseppe Penno in collaborazione con il team di virologia dell’Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.
"Il Torque Teno Virus (Ttv) - spiega l'Aoup in una nota - è un componente ubiquitario del viroma umano che non causa malattie, ma la cui replicazione dipende strettamente dall'efficienza del nostro sistema immunitario".
Analizzando un gruppo di 485 persone, i ricercatori hanno scoperto che la presenza del virus è significativamente più alta nelle persone con diabete (78%) rispetto ai soggetti sani (69%). "Il dato più sorprendente – spiega Giuseppe Daniele – è quello che abbiamo definito un paradosso di direzionalità. Nei pazienti con diabete di tipo 2 i livelli di virus tendono a diminuire drasticamente in presenza di forte obesità o di uno scarso controllo della glicemia (HbA1c ≥8%)".
"Questo - sottolinea l'Aoup- suggerisce che lo stato di meta-infiammazione tipico del diabete scompensato possa paradossalmente attivare un controllo immunitario più aggressivo sul virus, riducendone la carica. Lo studio ha inoltre evidenziato come alcune terapie specifiche, come gli inibitori della Dpp-IV, siano associate a una maggiore presenza del virus, aprendo nuovi scenari sulla comprensione di come i farmaci antidiabetici influenzino il sistema immunitario".
Tra gli autori dell’articolo anche Daniele Focosi – dell’unità operativa Officina trasfusionale Area vasta nord ovest dell’Aoup – assieme a ricercatori afferenti a: Policlinico Gemelli (Roma), Università dell’Insubria (Varese), Università cattolica del Sacro Cuore (Roma), Istituto di Fisiologia clinica del Cnr (Pisa), Istituto di neuroscienze del Cnr (Padova), ospedali universitari di Atene (Grecia) e di Turku (Finlandia).
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