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Giovedì 09 Luglio 2026

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​Epifania dell’ “inetto”

di - Giovedì 02 Luglio 2026 ore 08:00

"Tre croci di Federigo Tozzi"

Sono soprattutto due i romanzi importanti di Federigo Tozzi: Con gli occhi chiusi e Tre croci . I letterati preferiscono il primo, la gente comune il secondo. Il primo romanzo non diventerà mai popolare; il secondo lo diventerà, quanto meno ha i numeri per diventarlo. La gente comune ama i romanzi e Tre croci è più romanzo di Con gli occhi chiusi.

Così scrive Carlo Cassola nell’introduzione a Tre croci. La motivazione sta nel fatto che Con gli occhi chiusi non esce mai dall’autobiografismo diventando di fatto un romanzo esistenzialista: Tozzi è Pietro Rosi che si confronta drammaticamente col padre Domenico e si perde dietro a un’improbabile passione verso Ghisola, mentre in Tre croci è proprio l’estraneità della materia, il fatto di poter disporre per la prima volta di un tema che non aveva a che fare con lui che rende epica la narrazione di Tozzi. Che avevano a che fare con lui i tre fratelli Torrini, vecchi librai di Siena morti tragicamente e prematuramente dopo aver conosciuto la vergogna della firma falsificata e della bancarotta? Niente! Ma la storia andava raccontata; bastava cambiare i nomi, il sistema dei personaggi, e chiaramente la tensione drammatica.

Scrive, a questo proposito, sempre Cassola:

Egli (Tozzi) ha scritto Tre croci in sedici giorni, e non voleva lasciarsi distrarre dal compito che si era inizialmente prefisso: riferire la drammatica vicenda dei tre fratelli librai: tendeva perciò a espungerne tutto quello che lo poteva far approdare a un’altra dimensione narrativa

Merito di Tozzi è di aver creato nei suoi romanzi la figura dell’ “inetto” già descritta da Italo Svevo nei suoi romanzi, da Una vita e Senilità fino al più famoso La coscienza di Zeno.

Il termine “inetto” nell’uso comune viene usato come sinonimo di incapace, maldestro, inefficiente o svogliato. Spesso ha una sfumatura dispregiativa o di forte critica verso chi non riesce a combinare nulla di buono in un determinato contesto. Come significato letterario il concetto di “inetto” ha assunto un’importanza fondamentale nella letteratura del Novecento, diventando un vero e proprio archetipo letterario, opposto al superuomo dannunziano.

L’inetto letterario è caratterizzato da:

paralisi della volontà (abulia): è incapace di scegliere e di agire. Ritarda continuamente ogni decisione, lasciando che sia la vita o il caso a scegliere per lui

iperanalisi e autoinganno: pensa troppo. Analizza ogni minimo dettaglio della realtà finendo per bloccarsi . Si racconta continuamente bugie per giustificare i propri fallimenti

inadeguatezza sociale: si sente costantemente fuori posto, estraneo al mondo e alle regole della società borghese, che vede come una macchina spietata in cui non riesce a integrarsi

Federigo Tozzi

Tre croci

Tre Croci (1920) è uno dei romanzi più celebri e cupi di Federico Tozzi, ambientato nella Siena di inizio Novecento. È la cronaca di una lenta e inesorabile decadenza economica e morale, che trascina i protagonisti verso una fine tragica

Ecco la trama dettagliata dell'opera.

Scritto in pochi giorni alla fine del 1918, Tre croci narra la storia di tre fratelli, Giulio, Niccolò ed Enrico Gambi. Essi ereditano dal padre una libreria antiquaria nel centro di Siena. Quando gli affari cominciano ad andare male, sono costretti ad indebitarsi. Ma la situazione rovina a tal punto che finiscono persino per firmare delle cambiali falsificando la firma di un loro amico, il cavalier Nicchioli, a garanzia dei loro debiti. La verità, però, viene subito a galla e la vergogna cade su tutta la famiglia. Giulio non sopporta l’umiliazione e si toglie la vita. Gli altri due fratelli, invece, subiscono un processo, dal quale escono assolti perché hanno scaricato ogni responsabilità sul fratello morto. Ormai, però, il destino è tracciato. Niccolò morirà di lì a poco di apoplessia, dopo aver vissuto di stenti, ed anche Enrico morirà, più tardi, nella miseria, ricoverato in un Ospizio di mendicità.

Il romanzo si conclude con un’immagine fortemente simbolica e desolata: le nipoti dei fratelli Gambi, Lola e Chiarina dopo essere state al capezzale dello zio Enrico morente si recano al cimitero di Siena e comprano tre croci di legno da mettere sulle tombe dei loro tre zii, ormai riuniti nella morte e dimenticati da tutti

(…) Ma egli (Enrico) aveva patito troppo; e una notte, preso da una nuova crisi di gotta, che gli aveva ormai infettato tutto il sangue, morì senza nemmeno accorgersene.

La mattina era fredda come il marmo del refettorio.

Lola e Chiarina gli misero due mazzetti di fiori sul letto, uno a dfestra e uno a sinistra. C’era una sola candela, che, essendo di sego, si piegava per il calore della sua fiamma rossa come se avesse nello stoppino un poco di sangue morticcio.

Esse pregavano inginocchiate con le mani congiunte vicino ai mazzetti dei fiori e, in mezzo a loro, il morto diventava sempre più buono.

Il giorno dopo, spaccarono il salvadanaio di coccio e fecero comprare da Modesta tre croci eguali; per metterle al Laterino

I temi chiave di questo romanzo sono sostanzialmente tre: l’inettitudine: i protagonisti tozziani sono incapaci di agire per cambiare il proprio destino schiacciati da una profonda apatia

La claustrofobia sociale: Siena non è una cornice idilliaca, ma un ambiente chiuso, provinciale e spietato dove l’apparenza e il giudizio altrui sono una condanna.

Il determinismo tragico: come nel verismo (ma con una forte componente psicologica e quasi espressionista), i personaggi sembrano guidati da un destino fatale a cui non possono opporsi.

Tre croci , a torto è considerato un romanzo provinciale, ed in particolare toscano. Al contrario, critiche più attente considerano questo romanzo di Federigo Tozzi uno dei capolavori della letteratura italiana del ‘900.

E’ vero che l’uso della lingua rischia, ad una lettura superficiale, di relegare l’opera di Tozzi entro i confini della letteratura regionale - si pensi a quanto toscano è l’incipit del romanzo: «Niccolò! Dèstati!» - eppure l’anima di queste pagine è interamente moderna ed europea.

Pirandello (Tre croci è da Tozzi a lui dedicato), ma in particolare Svevo , la letteratura russa e i primi abbozzi dell’inconscio, addirittura – forse – echi del romanzo americano, costituiscono il fondale spirituale sopra il quale si muovono le vite «vere e vive» di personaggi meschini e per questo reali. L’impotenza di Giulio, le ossessioni di Niccolò, la fragilità di Enrico, fanno di Siena, della città nella quale la storia è ambientata, con le sue case antiche e fatiscenti, il grumo di case e di viuzze che appaiono tutte senza sbocco, la vera protagonista del romanzo. Questa città diventa il paradigma di un luogo dell’anima che ha ristrettezza di una prigione, la sostanza di un incubo. I protagonisti si dibattono senza speranza, né riscatto in un mondo piccolo, chiuso e soffocante. Il paesaggio non accompagna più romanticamente l’animo dei protagonisti, né è verghianamente immobile ed indifferente al destino degli uomini, ma dispiega una propria autonoma esistenza nella quale si riflette l’angoscia esistenziale dei personaggi. Non si è di fronte a pagine di un esasperato verismo, bensì alle prime prove di un nuovo realismo, che comincia a sperimentare inedite analisi psicologiche.

Il senso di oppressione e di angoscia che il libro trasmette forse ha nuociuto alla popolarità del romanzo e dell’autore, ma esso ne fa, entro la prospettiva che il tempo e la memoria assicurano, un grande libro.