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Cultura mercoledì 30 ottobre 2019 ore 15:26

Il costume ritrovato, crowdfunding per Turandot

In un baule sono stati rinvenuti due abiti della Turandot, la prima andata in scena nel 1926 alla Scala di Milano. Raccolta fondi per il restauro



PRATO — Ritenuti perduti per sempre i costumi della prima di Turandot di Giacomo Puccini sono stati ritrovati dentro un baule. I costumi appartenevano alla celebre soprano pratese Iva Pacetti. I due straordinari costumi di scena adesso però hanno necessità di essere restaurati e dal 30 ottobre per 40 giorni è online il progetto di crowdfunding che la Fondazione Museo del tessuto di Prato ha lanciato lancia per supportare il complesso restauro: la campagna di raccolta fondi è su Eppela con il titolo "Il costume ritrovato".

Data l'importanza delle opere e del ritrovamento, il progetto di restauro, il cui costo complessivo ammonta a oltre 35.000 euro, riceverà, nel 2019, il contributo della Regione Toscana per 15.000 euro, ma per il suo completamento il Museo ha il bisogno anche del supporto di enti, cittadini e amanti delle opere del maestro Puccini.

Come ogni progetto di crowdfunding, prevede per i sostenitori una serie di ricompense come biglietti per il museo e le mostre del Museo del tessuto e del Puccini Museum di Lucca, cataloghi.

Era il 25 aprile del 1926 quando al Teatro alla Scala di Milano andava in scena per la prima volta l'ultimo capolavoro incompiuto di Giacomo Puccini: Turandot. I costumi per la prima rappresentazione scena della Turandot furono realizzati dal celebre costumista del Teatro alla Scala, Luigi Sapelli, in arte Caramba.

Nel corso del tempo, dei costumi di Turandot si perse ogni traccia. Fino a quando al Museo del Tessuto è stato proposto il contenuto di un vecchio baule appartenuto alla soprano pratese Iva Pacetti. 

Al suo interno, parrucche, gioielli e abiti di scena, tra cui proprio i due costumi della prima rappresentazione scenica della Turandot, realizzati da Caramba. Lo stato di conservazione degli abiti però è pessimo. In particolare, il progetto lanciato sulla rete andrà a supportare il restauro del secondo abito, che richiede mesi di lavoro di personale altamente specializzato.


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