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Attualità domenica 14 aprile 2024 ore 15:54

In Toscana si sperimenta un nuovo radiofarmaco

La medicina nucleare del dell'ospedale Santo Stefano di Prato autorizzata dall’Agenzia italiana per il farmaco: via alla sperimentazione clinica



PRATO — In Toscana si sperimenta un nuovo radiofarmaco. Un importante traguardo raggiunto dalla medicina nucleare del dell'ospedale Santo Stefano di Prato, che l’Agenzia italiana per il farmaco ha autorizzato per la sperimentazione clinica del 68Ga-Fapi-46-

Si tratta un radiofarmaco a scopo diagnostico Stelvio Sestini, direttore della struttura pratese, entra nel dettaglio illustrando lo stufio e la funzione del farmaco, in grado di riconoscere e legarsi in maniera selettiva ad una glicoproteina che è presente in gran quantità sulla membrana di determinate cellule dette fibroblasti. "Questo è molto importante -spiega Sestini - perché i fibroblasti associati al cancro rappresentano circa l’80% dei fibroblasti presenti nel microambiente tumorale ed hanno un ruolo cruciale nella genesi della maggior parte dei tumori solidi come i tumori cerebrali, della mammella, del polmone o di quelli intestinali. Si tratta quindi di una metodica di imaging bio-molecolare in grado di rilevare il tumore in modo selettivo e molto precocemente”.

La tecnica si basa sulla somministrazione del radiofarmaco per via endovenosa e sulla successiva acquisizione di immagini della distribuzione del radiofarmaco nell’organismo umano mediante il tomografo Pet. La presenza dei fibroblasti e quindi del tumore, spiega l'Asl centro, "Viene visualizzata nelle immagini bio-molecolari come una area di accumulo del radiofarmaco.

“Il radiofarmaco 68Ga-FAPI-46 – aggiunge il coordinatore tecnico sanitario di radiologia medica dottor Christian Mazzeo - non è disponibile in commercio ma la sua sintesi verrà eseguita presso la Radiofarmacia della Medicina Nucleare, pesente al Santo Stefano, da parte di personale tecnico altamente qualificato. Il successo risiede proprio nel riconoscimento da parte di AIFA della capacità del nostro team di eseguire in modo corretto tutte le fasi di sintesi e di controllo del radiofarmaco, cosa a cui abbiamo lavorato per almeno 1 anno insieme al nostro radiochimico dottor Rino D’Agata ed alla dottoressa Elisa Landi della Task Force Aziendale Sperimentazione Clinica struttura operativa Etica e Cura, senza il cui contributo non saremmo stati in grado di finalizzare questo risultato”.

“La possibilità di svolgere ricerca e sperimentazione clinica nell’ospedale di Prato rappresenta un traguardo importante  - sottolinea Maria Teresa Mechi, direttore sanitario del presidio - solo pochi centri in Italia riescono ad ottenere tale percorso autorizzativo in quanto i requisisti richiesti da Aifa sono molto complessi, dall’organizzazione della struttura alle attrezzature necessarie fino al personale dedicato. E’ quindi un risultato eccellente per la Medicina Nucleare e per la nostra Azienda Sanitaria”.

Lo studio interventistico no profit verrà condotto in collaborazione con l'Istituto Romagnoli per lo studio dei tumori "Dino Amadori" dell'Emilia Romagna. Lo studio per la Medicina Nucleare dell’ospedale pratese è stato in gran parte finanziato con il contributo della Fondazione Sandro Pitigliani, da anni impegnata nella lotta contro i tumori.


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