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Attualità giovedì 23 aprile 2020 ore 17:30

Tessile, Biella già ferma dopo la rivolta toscana

Il distretto tessile piemontese aveva ricevuto l'ok alla ripartenza sollevando le proteste dei concorrenti pratesi ancora fermi al palo



PRATO — Contrordine, il distretto tessile di Biella si ferma di nuovo dopo che, nelle scorse ore, era giunta la notizia della ripartenza delle attività produttive. Cosa che, invece, non è avvenuta a Prato dove da settimane il comparto chiede a gran voce di poter rimettere in moto i macchinari, garantendo la sicurezza dei lavoratori, per non perdere ordini ed evitare la chiusura delle imprese come spiegato anche dal presidente del settore moda di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi a ToscanaMedia QUInews (vedi articolo correlato)

A dare notizia dello stop nel distretto biellese è stata una nota di Confindustria Toscana Nord, arrivata in serata, in cui si legge: "E' giunta notizia che la ripresa dell'attività tessile di Biella avrà vita molto breve: l'operazione avviata oggi pare essere infatti priva di ogni supporto istituzionale, tanto che alcune aziende stanno già chiudendo e altre presumibilmente lo faranno a breve".

Per il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini, questa comunque "non è una buona notizia" perché tarpa le ali alle speranze che, nonostante il coro di proteste sollevato dalle notizie arrivate dal Piemonte, cominciavano a farsi strada anche nella città laniera toscana: "Se fosse stata riconosciuta la legittimità del via all'attività delle aziende biellesi anche Prato avrebbe potuto fare altrettanto. Un'eventualità, quella della conferma del via libera, che però è apparsa subito difficilmente fondata", ha detto Marini. 

Alle proteste degli industriali, nel pomeriggio, si è aggiunta anche quella del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che aveva chiesto di spiegare "perché Biella sì e Prato no", rinnovando l'invito al Governo "a rivedere queste disposizioni e di ridiscutere insieme alle Regioni il tema della programmazione delle aperture". 

Sempre oggi a Prato è stato anche firmato il "Patto di intesa per il contrasto e il contenimento del contagio CoViD-19 nel distretto tessile-abbigliamento pratese" da ConfindustriaToscana Nord, Confartigianato Moda, Cna Federmoda, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. Si tratta di un documento, spiegano gli industriali, che getta a livello territoriale i presupposti per far ripartire le attività produttive il prima possibile mettendo il più possibile i lavoratori al riparo dal rischio di contagio e prestando attenzione alle filiere produttive.  

L'urgenza di rimettere in moto i macchinari a Prato è dettata dai numeri, ricordati da Confindustria: il distretto pratese è primo in Italia e in Europa per concentrazione di attività tessili, con quasi 16 mila addetti (il 13,6% del totale nazionale) per 2.220 imprese solo in provincia, e oltre 19.270 addetti per 2.780 imprese nei confini amministrativi del distretto tessile. La provincia di Prato è prima in Italia per export tessile (14% del totale nazionale, che sale al 18% se esteso al distretto). Nell’abbigliamento Prato è prima provincia in Italia (11%) per numero di addetti (19.095), seguita da Napoli e Milano. Tessile e abbigliamento esprimono in provincia il 35% degli occupati totali, l’80% dell’export e il 70% del fatturato dell’industria.


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