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Cronaca sabato 24 marzo 2018 ore 10:52

Uccisa a bastonate, Cagnoni nega tutte le accuse

Matteo Cagnoni

Sei ore di deposizione in Corte d'Assise per il dermatologo fiorentino accusato di aver ucciso la moglie trovata morta il 6 settembre 2016



RAVENNA — Davanti a trecento persone e per sei lunghe ore il dermatologo fiorentino Matteo Cagnoni, alla sbarra per l'assassinio della moglie Giulia Ballestri, uccisa a bastonate nel settembre 2016, ha respinto tutte le accuse che gravano su di lui dal giorno del ritrovamento del cadavere della 39enne. Fino a oggi Cagnoni, 53 anni, aveva parlato soltanto davanti al pm di Firenze in occasione del fermo, il 19 settembre 2016, tre giorni dopo il ritrovamento del corpo di Giulia. Ieri il dermatologo sotto accusa ha parlato per la prima volta davanti alla procura di Ravenna, città in cui si trova la villa dove fu scoperto il cadavere. 

Cagnoni ha cercato di respingere, davanti a trecento persone, al pm Cristina D'Aniello e alle parti civili, tutti gli elementi accusatori nei suoi confronti. A partire dalle tracce di sangue della moglie isolate sui suoi pantaloni. Quel sangue, ha detto, risalirebbe ad alcuni mesi prima della morte, quando Giulia Ballestri fu medicata dopo essersi ferita con una scheggia di vetro. 

Sulla sua rocambolesca fuga a Firenze, nella villa paterna, Cagnoni ha detto di essere stato colto da una crisi di panico di cui spesso soffre. Ha anche detto di aver visto per l'ultima volta la moglie davanti alla loro casa di Ravenna poco dopo mezzogiorno del giorno in cui Giulia è stata uccisa. Secondo i pm, però, a quell'ora il delitto era già stato compiuto. Secondo il dermatologo, la moglie non sarebbe voluta andare a Firenze, cosa attribuibile, secondo lo stesso Cagnoni, alla sua volontà di incontrarsi con un amante. Cagnoni ha anche negato che le impronte di sangue sul muro del luogo in cui Giulia è stata trovata siano sue. Infine, riguardo al suo dna sul bastone di pino usato come arma del delitto, ha spiegato che poteva averlo toccato per sistemarlo vicino al caminetto della casa. La moglie, secondo lui, avrebbe potuto portarlo con sé come arma di difesa nella villa disabitata in cui è stato trovato il suo cadavere. 

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