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Politica martedì 22 settembre 2020 ore 18:44

Regionali 2020, quelle migliaia di voti in migrazione

Al di là delle percentuali di consenso conquistate da ogni partito, non è solo la Lega ad aver perso migliaia di voti in questa tornata elettorale



TOSCANA — In attesa che l'interminabile scrutinio delle elezioni regionali 2020 si concluda, le analisi dei flussi di voto svelano movimenti interessanti. Anzi, vere e proprie migrazioni, soprattutto a vantaggio dei candidati presidenti delle due principali coalizioni.

Il Pd si conferma il primo partito della Toscana col 34,71% dei consensi, quindi è cresciuto rispetto al 33,31% delle Europee 2019 e al 29,63 delle politiche 2018. Ma in termini di voti assoluti il discorso cambia: quest'anno il Pd ha conquistato 560.981 preferenze contro le 622.934 delle Europee e alle 632.507 delle politiche. Quindi, anche se può definirsi il partito vincitore delle regionali 2020, in Toscana ha comunque 'perso' oltre 60.000 voti rispetto alle ultime tornate elettorali. Che fine hanno fatto? Visto che il candidato presidente Eugenio Giani ne ha conquistati 102mila in più rispetto ai partiti della sua coalizione, molti elettori del Pd (e dintorni) hanno dato la preferenza solo a Giani, trascurando di fare la croce anche sul simbolo di un partito. E così hanno attribuito al neo governatore un enorme consenso (e potere) personale, ben oltre le più rosee previsioni di qualunque 'lista del presidente'.

La Lega di Salvini si è invece confermata il secondo partito della Toscana ma crollando al 21,78% dei consensi dall'alto del 31,48 conquistato alle Europee 2019. In pratica, 351.976 voti contro 588.727: 236mila preferenze volate via. Come per il Pd, anche la candidata presidente Susanna Ceccardi, conquistando 62mila voti in più della sua coalizione, ha calamitato solo su di sè parte dei voti della Lega. Ma la frenata del partito di Salvini in Toscana c'è stata a prescindere.

Senza contare che, se Susanna Ceccardi deciderà di rimanere nell'Europarlamento rinunciando al seggio in Toscana, secondo le regole della legge elettorale lascerà il posto non a un esponente della Lega ma a uno di Fratelli d'Italia. Della serie piove sul bagnato. All'improvviso calo della Lega infatti ha fatto da contraltare l'exploit alle regionali 2020 del partito di Giorgia Meloni: 13,5% dei consensi corrispondenti a 217.800 preferenze. Un salto in avanti di otto punti percentuali rispetto alle Europee 2019, con raddoppio dei voti reali, pescando soprattutto fra gli elettori del partito di Salvini e probabilmente anche di Forza Italia. In corsa alle regionali toscane insieme all'Udc, il partito di Berlusconi è sceso al 4,2% contro il 5,8 delle Europee 2019 e al 9.9% delle politiche 2018: più di 140.000 voti migrati altrove nel giro di due anni.

Deludente il risultato del Movimento 5 Stelle e della sua candidata presidente Irene Galletti, orgogliosamente refrattaria, dopo 5 anni di opposizione in Consiglio regionale, a qualunque ipotesi di accordo con Giani e il Pd: e così la lista M5S è scesa al 7%, lasciandosi alle spalle il 12,68 delle Europee 2019 e il 24,69 delle politiche 2018. Spaventoso il salasso di voti: i 527.013 conquistati nel 2018 sono diventati 237.109 nel 2019 e 113.229 nel 2020. Dove sono finiti? Dall'analisi dei flussi, soprattutto verso Eugenio Giani e il Pd.

E Italia Viva? Dopo tanto clamore, il partito di Matteo Renzi in Toscana si è presentato insieme a +Europa ed è arrivato al 4,5% (72.430 voti), quindi molto al di sotto delle aspettative iniziali dell'ex premier, ovvero un risultato a doppia cifra in Toscana. Oggi Renzi, commentando l'esito del voto, ha respinto le accuse di flop elettorale parlando di "risultato straordinario" per una forza politica agli esordi. Ora, magari l'aggettivo "straordinario" appare inappropriato, visti i risultati di Italia Viva anche in altre regioni: top in Campania col 7,3% e poi 2,4% in Liguria, 1,6 in Puglia, 0,6 in Veneto. Di sicuro però, in occasione del debutto alle urne dopo l'addio al Pd, il partito di Renzi non è andato peggio di quello degli scissionisti precedenti che, riuniti sotto il simbolo di Liberi e Uguali, non andarono oltre il 3% alle politiche del 2018.

Meglio scansare divisioni e scissioni quindi. Lo confermano i risultati della lista Toscana a sinistra di Tommaso Fattori, di Sinistra civica ecologista e delle due liste del Partito Comunista e del Partito Comunista italiano: nessuna ha superato la soglia di sbarramento.

E così adesso, nel nuovo Consiglio regionale della 'rossa' Toscana, non c'è neppure un esponente di forze politiche a sinistra del Pd. Un successone.

Elisabetta Matini
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